MARTINA MAROTTA

La Sala dei Notari del Palazzo dei Priori,in Perugia, fa da cornice al racconto di Andra Bucci, superstite dell’Olocausto, di suo nipote Joshua Edwards e del giornalista Mario Calabresi, autore del libro Sarò la tua memoria (Mondadori, 2023) nel quale le storie di Andra e Joshua si intrecciano. Andra è una sopravvissuta del lager di Auschwitz-Birkenau, dove era stata deportata insieme alla sorella Tatiana. Andra racconta “una persona che ci conosceva ha venduto tutta la mia famiglia ai nazisti. Entrammo nel lager il 4 aprile del 1944. Io avevo quattro anni, Tatiana sei ma venimmo scambiate per gemelle perché nostra madre ci vestì con due cappotti uguali”. E continua “eravamo state separate da nostra madre e portate in una baracca, lei di tanto in tanto veniva a trovarci. Ad un certo punto non arrivò più e la pensammo morta. Accanto alla nostra baracca ce n’era una con tutte le persone che non ce l’avevano fatta. Noi, tra loro, immaginavamo anche nostra madre. Non piangemmo però, non piangemmo mai nel campo”. Andra e Tatiana, nonostante la differenza di età, come dice Andra, furono scambiate per gemelle per cui portate insieme ad altri bambini in una baracca per essere sottoposte alle sperimentazioni che il Dott. Mengele effettuava sui gemelli. “Il Dott. Mengele effettuava sperimentazioni su esseri umani ed in modo particolare sui gemelli per valutare le reazioni su persone con lo stesso DNA” raccont  Andra. “Un giorno la donna che ci guardava ci avvisò che quando sarebbero venuti a chiederci chi volesse andare dalla mamma, noi saremmo dovuti restare fermi. Purtroppo, nostro cugino Sergio si fece avanti e, insieme ad altri bimbi, fu portato ad Amburgo per le sperimentazioni”. Dopo la liberazione dei superstiti dal campo di Auschwitz-Birkenau Andra e Tatiana furono portate a Praga dove frequentarono la prima elementare fino a quando la figlia di Sigmund Freud, Anna, non le portò con sé a Londra, insieme ad altri bambini rimasti orfani durante la guerra. “La casa era il classico cottage inglese, era la casa dei sogni, un luogo bellissimo. Li potevamo studiare e giocare, eravamo amati. Era come ritornare a casa, entrare in famiglia” spiega Andra. Le due bambine però, non sapevano che entrambi i genitori erano sopravvissuti e le stavano cercando inviando in tutta Europa una foto del matrimonio dei genitori, che Andra e Tatiana baciavano sempre, e una lettera. La foto arrivò anche ad Anna Freud che la fece vedere alle due bambine. Da lì iniziò il viaggio di ritorno verso l’Italia. “Tornare a casa è stato difficile, in primo luogo perché non parlavamo più italiano, la lingua è stata un grande problema. I nostri genitori, però hanno lasciato che il tempo facesse il suo corso, non hanno voluto mai niente di più di quello che potevamo dare noi in quel momento”. Dopo vari anni dal giorno del rientro a casa, la storia di Andra fa breccia nel cuore del nipote Joshua. “Quando era piccolo mi chiedeva come mai avessi un numero tatuato sul braccio, gli ho raccontato la mia storia   piccole dosi” racconta la nonna. Alle scuole medie Joshua racconta alla classe la storia di sua nonna che viene invitata a parlare davanti a tutti gli studenti. Crescendo, Joshua si è informato sempre di più e, arrivato alla fine del suo percorso scolastico, nel suo progetto
di maturità ha deciso di parlare della storia di Andra ma in un modo particolare. “Ho cercato di vivere una settimana come la nonna nei campi di concentramento. Mi sono chiuso nel garage di casa, non potevo parlare con nessuno, nemmeno con i miei genitori. Avevo un solo pigiama, una coperta ed un solo cucchiaio con cui mangiare. Di giorno lavoravo, mettevo a posto il giardino o spostavo dei massi, esattamente come ad Aushwitz” racconta Joshua. “Potevo mangiare solo una volta al giorno del brodo con due patate. Un giorno ho perso il cucchiaio con cui mangiavo e che tenevo sotto al cuscino come faceva la nonna. Ho iniziato a piangere perché mi sono reso conto di aver perso la cosa più importante che avevo, ciò che mi permetteva di mangiare ed andare avanti. È stata molto dura”. Mantenere viva la memoria di ciò che è accaduto è il motore che ha spinto Joshua a vivere una settimana come nei racconti di sua nonna Andra, che a tal proposito dice “Joshua non ha fatto un gesto solo nei miei riguardi o di mia sorella, lo ha fatto per tutti quei bambini che non sono tornati a casa” e guardando al futuro continua “sono sicura che tra tutti i ragazzi che ho incontrato ed incontrerò, qualcuno continuerà a raccontare”. È importante che ognuno di noi diventi memoria, perché ciò che è successo, non accada mai più.

 

Foto 1: Joshua Edwards, Andra Bucci, Mario Calabresi
Foto 2: Joshua Edwards, Andra Bucci