L’ANTIQUARIO DEL DEMONIO 5)
Non vi è città, chiesa, museo, non vi sono muri e pareti, non vi sono volte di Cattedrali e Basiliche che nel riportare pitture, immagini, scene del sacro, della creazione o del Giudizio Universale, non abbiano Satana, soggiogato alle catene, sotto il piede della Vergine e dell’Arcangelo, e che non rappresenti la efferata condizione, la insidia e lo scontro con gli uomini e con Dio, che non riguardi la brace dove i dèmoni con le forche vi spingono le anime. Già le prime esperienze e i primi lavori delle opere come gli affreschi, nel cimitero di Pisa, attribuiti ad Andrea Onagna, i grandi affreschi di Michelangelo Buonarroti, quelli di Raffaello Sanzio di Urbino, Domenichino e quelli del Reni lo attestan
«Sin da Origene e da Tertulliano come dal neo-platonismo vi hanno fatto riferimento. In Apuleio di Madaura, in Africa, nato verso il 120 d. C., iniziato ai misteri dell’Oriente, imbevuto di teorie magiche nel “Libro della Magia” e (negli undici libri delle Metamorfosi) “il trattato del Dio di Socrate”, si riscopre un vasto repertorio di colleganze al mistero del Male e al suo animatore[1].»
Si riportano qui la forte impressione e la definizione del grande Dante Alighieri, che scrive:
«Che fu la somma d’ogni creatura …
Lo imperador del doloroso regno …
E contro il suo Fattore alzò le ciglia …» Paradiso XIX, 47 – Inferno, XXXIV, 28, 35
Sin dal 250 a. C., la città di Tiro, che aveva dato i natali a Porfirio, mago e teurgico, dotato di nevrosi mistiche, maestro di vita e dell’universo spirituale, ebbe il suo lavoro sugli Oracoli, e sullo spiritismo. A Nicomedia, Michele Psello, nato nel 1017, fu un famoso teorico del demonio, che nel Dialogo delle operazioni dei demoni, raffigura per quei tempi il personaggio di Satana. E così via, molti studiosi si sono soffermati, sin dall’antichità, ad approfondire il ruolo e l’aspetto di Satana: Maria Platina con il suo De Angelis et Daemonibus (Bologna 1740); Gebet con Daemonurgia theologie expensa (Friburgo 1776); Mayer con Historia Diaboli (Turingia 1780); Lecam con Historia de Satan (Parigi 1861); Oswald conAngelogie (Paderborle, 1889).
Gli antichi scrittori ne parlano avendo la cura e la preoccupazione di collocare Satana in un teatro dove comparisse come primo attore.
Con gli asceti ed i religiosi come San Tommaso con la sua Somma Teologica, la figura di Satana si perfeziona e si potenzia del più perverso mistero della vicenda evangelica, facendone una personalità scientifica e per tutti i decenni a venire fino al Medio Evo.
Così il secolo del Rinascimento di Leonardo da Vinci, ed il Cinquecento di Michelangelo, il Seicento di Metastasio.
Il demonio pervade ogni afflato politico, le ariose stanze del Poliziano, le rime di Lorenzo il Magnifico, l’ironia che grava sugli eroi dei poemi cavallereschi, la “rubata rozzezza” del Morgante di Pulci, la romantica illusione dell’Orlando Innamorato e l’amara storia di quello Furioso, il Satana che sovraintende alle Crociate ed alla Gerusalemme insanguinata di Torquato Tasso, di Vittorio Alfieri e le sue tragedie, il grottesco del Campiello Goldoniano e le sue scenette, perfino dalle fiabe del lupo cattivo e dell’orco dei Grimm, di Andersen, di Gaspare Gozzi, al tetro lirismo del Foscolo con “I Sepolcri”, al dolore di Ermengarda e l’ironia del grande Napoleone del 5 Maggio, alla mestizia tragica di Giacomo Leopardi, alla profonda nostalgia del Pascoli e del Carducci, al sensualismo lirico di La pioggia nel pineto e dell’Onda del Gabriele D’Annunzio.
E ancora, occorre andare a visitare il Battistero di Firenze, scrutare il mosaico della Cupola, in Giotto e Orcagna, e ancora in Bosch, per vedere come il demonio inghiotta i reprobi, li mastichi e li rigetti. La scena riappare nell’Hortus Deliciarum di Herrade di Landsberg, badessa del convento di Sainte-Odile.
Dante invece descrive Lucifero nella sua figura a tre teste, che emerge da un ghiacciaio, colossale e nudo, alla guisa dei demoni di Signorinelli e di Michelangelo. Tutto impallidisce al cospetto del realismo esasperato degli scultori romantici, di quello dei mosaici bizantini e dei pittori fiamminghi.
Erano i tempi, in cui gli uomini apparivano malati, indeboliti nel corpo e nella mente, i loro volti emaciatiavi, in cui si voleva riconoscere degli asceti e dei misteri, erano di fame, in preda ad ossessioni e a follie; erano i tempi in cui i potenti della terra conducevano una vita peccaminosa e frivola … «Da un lato il Principe o il padrone, avido e crudele, che deflorava le fanciulle, che stabilivano l’Inferno in terra con la forca e la spada; dall’altro la Chiesa che minacciava la pena dell’Inferno a chi si rifiutava di seguirla ciecamente. Tra i due, il Diavolo che non assicurava nient’altro che un po’ di felicità sulla terra. Occorreva venire a patti con lui, …».
Se si pensa a come Crist
[1] Giuseppe de Libero, Satana, Torino, SEI, 1935.
