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Ho dovuto rifletterci a lungo.
E per un buon motivo.
E’ morto a 24 anni. Era un repubblichino, ed è stato massacrato, probabilmente a mani nude, dopo giorni di torture, nella migliore delle ipotesi fucilato, da un gruppo di partigiani.
E questo non sarebbe strano, fa parte della insignificanza delle nostre minuscole vite rispetto al grande cammino della Storia.
Il problema è che la data di morte è il 1° Maggio 1945.
Una settimana dopo la, diciamo così, fine della guerra.
Il giovane soldato faceva parte di una brigata in trasferimento da Cuneo a non so dove. Nei pressi di Collegno, la colonna si è spezzata, e lui è rimasto indietro con altri. Il caso ha voluto che in quei paraggi, giorni prima, i tedeschi, o forse altri aderenti alla Repubblica di Salò, avessero fatto strage di civili. L’imboscata al piccolo gruppo di fascisti rimasto isolato da parte dei partigiani fu così l’ovvia – atrocemente banale – reazione.
Io non so quanto consapevole fosse l’adesione del giovane soldato alla Repubblica di Salò. Le cronache familiari rimandano notizia di un ragazzo non brillantissimo, già arruolato nell’esercito regolare durante la guerra, che semplicemente dopo l’8 Settembre, confuso e indeciso, probabilmente per pigrizia, non aveva saputo fare di meglio che rimanere in divisa.
O forse era un convinto violento fascista, non lo saprò mai.
Dubito che la sua uccisione rientrasse in una faida personale o familiare, visto che lui era nato e vissuto a Cassano Murge, provincia di Bari, e non era mai stato nel Cuneese. Dubito possa aver fatto parte della squadra che giorni prima aveva ucciso e deportato civili. E quindi la sua uccisione suona come pura vendetta, a guerra ormai finita. Come colpire un pugile sul ring a round completati. Ma anche questo, non lo saprò mai.
Quello che so per certo è che è stato ucciso in modo piuttosto violento, non immediato, e che il suo corpo non è mai stato restituito alla famiglia. Probabilmente non meritava di morire in modo così atroce, probabilmente la sua morte non è servita assolutamente a nulla.
Tenere la sua foto sul mio pc serve a me per ricordarmi sempre che la verità e la ragione non sono assolute e indefettibili, che non sono sempre e cristallinamente tutte da una parte, e che PERO’ alla fine per costruirsi un sistema di valori occorre maturare, riflettere, scartare ipotesi possibili e alla fine scegliere, a scapito, talvolta, delle radici e del sangue che ci scorre dentro.
Occorre ammettere – è stato il mio percorso – che anche quei partigiani che hanno preso a calci e bastonate il giovane soldato finchè non è morto, nella astrazione dei grandi numeri che fa la storia, avevano ragione, che i loro valori – quelli ideali, la lotta per la libertà, la patria, la democrazia, potersi liberamente esprimere, liberamente votare, aiutare i deboli e chi ha più bisogno – DOVEVANO essere anche i miei. Occorre separare il grano degli ideali dalla pula delle applicazioni stupidamente violente che gli uomini – alcuni di essi – possono farne. Questi valori mi piacciono, e li difendo, anche se in nome di quei valori sangue del mio sangue è stato sparso inutilmente.
E quindi, anche io festeggio il 25 Aprile, pacificata.
