Le tossine della campagna elettorale non sono state smaltite né da una parte né dall’altra con il risultato che l’amministrazione regionale, intesa in senso lato, vive praticamente alla giornata, tra un problema e l’altro e tra una polemica e l’altra. C’è una violenza verbale che non accenna a fermarsi, né c’è chi , in funzione del proprio ruolo superpartes, riesce a farla rimanere fuori dall’aula. Diciamolo pure che si gioca pesante, e che non c’è più un dibattito tra maggioranza e minoranza ma una lotta tra persone. Se un assessore utilizza il suo scranno in aula per emettere , con una pesante allusione ,una sentenza contro un consigliere, prima ancora che si faccia il processo, questo è un segno di viltà e anche di cattiveria fredda, come dare un calcio ad una persona che sta a terra. La reazione è ugualmente da censurare, ma qui sono cose su due piani diversi: una è il non rispetto dei luoghi e della correttezza dei rapporti ufficiali ( definire inqualificabile una persona sul piano umano e istituzionale ),l ’altra la voglia di far male. In questo senso. Si è inaugurata purtroppo una nuova stagione nella quale la Basilicata sembra fare da sfondo ad una lotta di potere che non rispetta né i luoghi né i ruoli e che, se continua a rotolarsi nella melma politica non può produrre che disastri per tutti. L’opinione pubblica non vuole questa deriva: vuole che si giochi seriamente non con le parole, le malevolenze o le cattiverie o i trucchetti regolamentari, ma con i fatti, i programmi, il confronto sulle cose da fare. Qui purtroppo c’è ancora il nulla ,in parte dovuto all’inesperienza, in parte dovuto alle emergenze , in parte dovuto ad una amministrazione che è ferma in attesa di ordini. La macchina non si avvia, la gente litiga e nessuno che riesca a portare un po’ d’ordine. La vicenda dei precari poteva avere un altro svolgimento: c’è una giunta che decide di fare i Concorsi ed che si impegna a bandirli entro tre mesi: mettiamoci sei mesi di tempo per il corretto svolgimento delle prove e proroghiamo per questo tempo occorrente le situazioni precarie. Si è arrivati a questa soluzione, quando era lì, pronta su una sedia del Consiglio per essere presa senza far succedere la fine del mondo. Sia ben chiaro: il concorso è la via maestra da prendere, non il classico mazzo di carote fatte balenare davanti agli asini per farli correre senza meta. E’ l’ora di mettere una linea di arrivo a questa situazione di diffusa precarietà che crea malessere, disaffezione, voglia di tirare a campare e che fa incazzare tutti quelli che stanno fuori dal recinto. Bardi fa bene a segnare quella linea , che è poi anche la linea di partenza di una nuova burocrazia meritocratica e indipendente. Ma , proprio per evitare certe accuse che fanno male se non vere, non basterà più dire facciamo i concorsi: bisogna preparare concorsi seri , trasparenti, oggettivamente in linea con l’ansia di normalità che sale da un Paese che da trent’anni aspetta istituzioni che siano di tutti e non per pochi. Ecco , è il caso di agire di più e di parlare con gli esempi. Rocco Rosa
SCENE DA OSTERIA IN CONSIGLIO REGIONALE!
