Matera, 2 luglio, festa patronale della Madonna della Bruna, da secoli nei secoli. Di prima mattina, mentre i ragazzi scorrazzano appresso alla cosiddetta “processione dei pastori”, dalla parte opposta cammina lento, quasi ignaro di quello che gli accade intorno, un vecchietto, smilzo, curvo e col cappotto, nonostante il caldo crescente. In cattedrale, poi, tre “pie donne” ridono della stessa persona. Arrivato il bronzeo quadro della Madonna, lui si alza e se ne va, proprio come facevano i veri pastori di una volta per tornare agli impegni quotidiani. Nel fascio di luce che entra dalla porta principale del duomo si evidenziano la barba malfatta, i pantaloni alla “zompafosso” e le altre dissonanze. Quant’è ancor più difficile essere se stessi, andare controcorrente, vivere o manifestare il proprio disagio mentre la massa fa festa, mentre il resto è in festa!
Nei Sassi in un caldo tardo pomeriggio di luglio, in un “antico convicino” (più usci che si affacciano sulla stessa piazzetta) il musicologo Stefano Zenni tiene una lezione di educazione all’ascolto sui sonetti di Shakespeare in una suite del musicista statunitense di colore Duke Ellington (1899-1974). Quando, improvvisamente, su un filo elettrico due rondini cominciano a gorgheggiare come se stessero anche loro commentando. L’esperto si ferma e tutti sollevano lo sguardo sorridendo o fotografando. La vita è tutta un sonetto, pur nelle sue numerose note stonate e stridenti! Ci vuole poco, davvero poco, per coglierlo: chiudere la bocca, aprire le orecchie, alzare gli occhi!
Una coppia di turisti dell’Emilia Romagna arriva per la prima volta a Matera al tramonto. Dinanzi al cielo che si va azzurrando in contrasto con le sfumature del grigio dei Sassi la ragazza si ferma incantata ed esclama con la massima spontaneità: “Che meraviglia!”. È mirabile provare e manifestare meraviglia in un mondo saturo di “Mirabilianda”: è miracolarsi e miracolare di volta in volta!
Nel cuore di Matera, nel cortile in tufo di quello che è stato monastero, ospedale e carcere (anche per il non colpevole Rocco Scotellaro) il concerto “Dalla corte al cortile”, concerto di musica di corte e musica popolare con musicisti polistrumentisti e strumenti di ogni sorta, arpa di Viggiano, chitarra, flauti di tutti i tipi, ghironda (antico strumento da usare con una manovella), liutarra (una via di mezzo tra il liuto e la chitarra), buttafuoco, cupa-cupa (strumento di origine contadina che qualcuno chiama al maschile, talaltro al femminile), tamburelli, bottiglia… C’è pure “u scittaban”, il banditore, archetipo della pubblicità. Non è uno spaccato della realtà di tutti i tempi e di tutti i giorni?
Nello spiazzo laterale alla chiesa del Purgatorio, una delle più particolari della città, una coppia di artisti di strada si trucca con del cerone bianco e si veste di bianco per rappresentare una coppia di coniugi che si appresta all’altare. Volti inespressivi e irriconoscibili, in posa per le foto: passanti incuriositi, alcuni divertiti, bambini un po’ impressionati da quel pallore quasi spettrale, chi mette qualche moneta nell’apposito contenitore, chi commenta… Non è emblematico di quello che è diventato il matrimonio?
Da via Duomo, una delle strade più storiche e turistiche della città, un tramonto suggestivo, qualche nuvoletta tondeggiante e adagiata su se stessa che sembra disegnata da Fernando Botero, qualcuno si fotografa con dietro lo spettacolare scenario naturale, qualche coppia si scambia baci scaldati dalla luce vellutata della sera, qualcun altro fotografa i particolari dei tufi scolpiti dall’usura del tempo, mentre due colombi tubano sul pilastro di un antico portone seguendo il loro istinto e ignari di tutto ciò che accade intorno a loro. “Viale del tramonto”, non è il declino, il termine, il dileguamento di qualcosa o qualcuno, ma è il più bell’appuntamento che ci si possa dare, soprattutto con se stessi per scoprire cosa c’è al di là dei propri monti imperscrutabili.
In una piazzetta suggestiva nel Sasso Caveoso, concerto tra il tufo ultramillenario e sotto la volta celeste senza tempo. Nel religioso silenzio del pubblico (tra cui un’attenta bambina di una decina di anni) e dei turisti incuriositi, un giovane pianista suona senza spartito, con mani fluttuanti, occhi chiusi ed espressione rapita e conclude con testa china e volto trasfigurato. Un vero rapporto d’amore! Evviva la vita e chi la vive!
