Tutte le discussioni che si fanno sui migranti partono da cose che si possono condividere se prese ad uno ad una ma tutte naufragano sugli scogli della coscienza umana, di fronte ad un bambino morto come un delfinetto spiaggiato o a persone che camminano a piedi nudi sulla neve portando bambini in braccio, o a milioni di persone recluse in Turchia o Libia in campi che tutto possono chiamarsi fuorchè di accoglienza.  Fino a quando questo diritto all’esistenza va in giro per l’Europa, ognuno deve interrogare la propria coscienza e adoperarsi, senza se e senza ma, a dare il proprio contributo per accogliere i fratelli in difficoltà. Ci sono immagini di emigrazioni italiane in argentina e negli States, o in Belgio nelle miniere,  che dovrebbero passare per le scuole di ogni ordine e grado per dire che mondo è stato e mondo è  e che le sofferenze degli altri sono state le nostre e che l’accoglienza e l’integrazione che ci è stata riservata dobbiamo anche noi donarla agli altri.
Ora, se l’integrazione  ha dato dei risultati in tanti paesi del Mondo, perchè dobbiamo pensare che questa volta sia diverso?. Per il numero dei migranti? ma nel passato in francia ,germania e Inghilterra ne sono arrivati tanti e tanti che i numeri di oggi  sono immensamente inferiori rispetto all’ospitalità sinora data spontaneamente e senza bisogno del contrabbando dei barconi.  C’è dunque qualcosa che ha inceppato il meccanismo di integrazione multietnica e questo qualcosa sono governi che non governano i fenomeni, ma gestiscono le passioni, ascoltano i sondaggi e fanno quello che la gente chiede, non quello che sarebbe giusto fare. Può l’Europa consentire che affermazioni solenni dello Statuto federativo possano essere messe nel cestino da governanti che non hanno nemmeno fatto tesoro della loro storia, e oggi si mostrano pronti ad erigere quei muri e quei fili spinati contro cui hanno lottato?  Ecco dunque il vero tema di una Europa che è rimasta incompiuta, che anzi è rimasta all’Italia dei Comuni, dove ognuno si ritagliava il proprio tornaconto nelle lotte  di potere sui territori, con alleanze, tradimenti, ribaltamenti . Rispetto a questo problema, così vasto e destinato a durare per decenni , ognuno non può che prendere un secchio e fare la propria parte per ridurre l’incendio. Alle Istituzioni periferiche tocca dimostrare che un tentativo di integrazione può farsi se non si consegna questa massa di migranti alla speculazione di falsi centri di accoglienza, false ong, sfruttatori in veste di benefattori, accaparrratori di finanziamenti pubblici per servizi che  non servono e via di questo passo. In Basilicata si sta facendo qualcosa di buono e certe polemiche arrivano  forse proprio per questo: che quello che si fa di buono nel pubblico mette in crisi un sistema privatistico che sui migranti aveva preso a campare.
E’ di ieri la notizia che la prefettura ha dato il via operativo al progetto di lavoro utile di 240 richiedenti asilo nel capolugo in attivita’volontarie per il verde pubblico e piccoli lavori di manutenzione urbana.Da mesi,dopo le sperimentazioni effettuate con la ristrutturazione del centro scalo merci della stazione superiore e della riapertura della “villa del prefetto” oltre alle esperienze di Tito,Latronico,Severino,Fardella,San Chirico raparo e altri comuni,abbiamo cercato di stutturare con  idee ,normative e progetti una programmazione regionale per tutti i 2600 richiedenti asilo attualmente ospitanti al netto dei 340 minori non accompagnati impegnati nella inclusione scolastica.
Nel contempo e’partita, a spese della coop Mimosa di Grassano, un laboratorio di agricoltura sociale che mette insieme giovani migranti e anziani mastri del paese per  recuperare terreni incolti e  prodotti.
Per centrare gli obbiettivi fissati nelle intese con Prefetture di Potenza e Matera,ANCI,Upi e Lab,l’e uniche nel nostro Paese, la Regione Basilicata ha proposto ulteriori iniziative nel capoluogo e per tutto il territoro lucano:la manutenzine del parco fluviale del Basento e la riapertura del parco del seminario a a Potenza,un piano straordinario di piccola manutenzione delle strade provinciali  nell’ambito dell risorse di piani in fase di allocazione;oltre al riutilizzio dei 12 siti,immobili e terreni confiscati per le norme antimafia, caduti nell’oblio a Melfi,Calciano,Potenza,Matera e Palazzo S.Gervasio e POlicoro.
  Potrebbero essere riutilizzati con progetti per dare occupazione a giovani lucani e migranti,con finanziamenti comunitari,della fondazione sud e statali una decina di strutture immobiliari e centinaia di terreni e case del demanio regionale. E’ un fatto che le cifre dell’integrazione sono positive: hanno
dato lavoro ad oltre 700 giovani lucani mentre nel 2016 hanno contribuito  al pil lucano, con il lavoro in agricoltura,ciclo delle costruzioni con oltre 44 mila migrant. Ed ancora:2660 alunni figli di migranti hanno salvato cattedre e scuole”