Se c’è meno pubblico lo spettacolo può cominciareby Rocco Rosa //////

Non conosco Michele Franzese, ma stamattina vedendolo alla TgR di Basilicata mi ha dato l’impressione di una persona che sa il fatto suo. Preparato, serio, ha portato argomenti che sono cari alle mie orecchie e che mi hanno spinto a creare un giornale che vuole essere la palestra dei giovani talenti lucani. Non talenti giornalistici, ma talenti in tutti i settori dell’attività, cui il giornale vuole dare spazio per farli conoscere e per farli mettere insieme. Lui, Franzese, ha organizzato per venerdì a Potenza il GO Desk , che è una iniziativa volta a spronare i giovani lucani a cacciare fuori le idee per fare impresa, come atto propedeutico ad un percorso di start up. Mi auguro che l’iniziativa sia privata e si sostenga con i privati che ci credono, pèrchè è la premessa affinchè le cose vadano a buon fine. Tutto quello che è pubblico purtroppo si consuma e si esaurisce nel percorso che va dalla partenza alla esistenza in vita di una struttura che si riempie di personale e che non arriva mai al risultato. Ma di questo avremo modo di parlare. Oggi voglio dire a questo giovane lucano che crede nei giovani lucani che lui è in vantaggio rispetto ad unna cultura di politica industriale che ancora non ha messo decisamente al centro la vera leva dello sviluppo , e cioè, l’innovazione, la ricerca e la tecnologia. Abbiamo imprese che fanno soldi su tutto, senza investire un euro in questi settori, perché prendono quello che c’è e lo sfruttano fino all’osso. Se a Viggiano non è nata una rete dell’indotto, come pure c’è a Melfi, è per questo motivo: vengono, estraggono e se ne vanno. Allora diventa chiaro, di fronte a questi fallimenti, che la strada da prendere va in altra direzione: e cioè di imprese che nascono da cervelli lucani , che fanno rete, che rischiano ed investono, che vanno all’assalto dei mercati fuori della regione e fuori anche dall’Italia e dall’Europa. Noi vediamo Napoli come nella canzone di del grande Pino, invece “Napoli è “ anche un incubatore di imprese di questo tipo, una fotografia in piccolo della Silicon valley. A Potenza si può fare, a patto che il pubblico se ne stia fuori. E quando parla di pubblico intendo anche di quei Centri che ci tengono le ricerche per anni ed anni. Sei anni fa, avevo detto ad uno di questi Istituti che stava preparando da anni la cartella clinica elettronica: o entro due mesi mi fate una sperimentazione , oppure interrompo il rapporto. Me ne sono andato e ho saputo in questi giorni, sei anni dopo, che finalmente, forse, si va in appalto. Cioè quando rischia di essere già tecnologicamente superata.