Uno degli impegni che la classe intellettuale del Sud dovrebbe assumere , per dovere civico o per affetto alla propria terra, è di controbattere con argomenti seri e lucidi alla falsa narrazione che la destra, la lega in particolare, e i giornali del Nord , tutti , fanno del Mezzogiorno come terra di malaffare, di sprechi e di corruzione.
Incominciamo dal malaffare. Se oggi potessimo vedere su una cartina come si muovono mafia e ndrangheta, troveremmo la massima intensità di colore nero lì dove c’è il benessere economico, nelle regioni del Nord Italia, in Germania, in Spagna. Tutte le cronache di questi anni parlano di infiltrazioni mafiose che hanno raggiunto i gangli delle istituzioni , in Veneto, in Lombardia, in Emilia, Piemonte e Liguria, oltre che Roma e sul litorale laziale. Inchieste, arresti, sono all’ordine del giorno, segno che il malaffare va dove trova terreno fertile. Il radicamento delle organizzazioni mafiose nel Nord Italia è emerso chiaramente dalle numerose inchieste giudiziarie che hanno evidenziato come le mafie non si limitano più ad attività criminali classiche come il traffico di droga o estorsioni, ma curano il riciclaggio di denaro, gli appalti pubblici, il commercio e il settore edile  in cui le mafie lavorano per consolidare il loro potere e “lavare” i proventi illeciti. Valgono per tutti l’operazione ” crimine infinito”, del 2010, e il rapporto “mafia Capitale”.
Se poi parliamo degli sprechi, ci sono esempi clamorosi che fanno impallidire qualsiasi vicenda si sia verificata al Sud. Dal Data room del Corriere della Sera, sappiamo che  l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano, la Tangenziale Esterna Milanese e le due Pedemontane, quella lombarda e la veneta  viaggiano con perdite miliardarie, figlie,come sono, di una malintesa politica che  si affida ai cosidetto  «project financing», in versione speciale, nel senso che viene costruito in maniera che il privato si arricchiìsce  comunque ed il pubblico si impoverisce sempre.
La vetta di questa montagna di sprechi Brebemi  62 chilometri di autostrada che collegano la bassa bresciana alla periferia orientale di Milano. Messa in cantiere nel 2009 dalla giunta Formigoni che la riteneva un’opera necessaria, inaugurata nel 2014 ha sempre scontato un grave problema di competitività nei confronti della quasi parallela e più economica A4, e così nei suoi primi dieci anni di servizio ha inanellato perdite per 560 milioni, e un debito da 2,2 miliardi di euro.,. Stessa cosa per la  Tangenziale Est esterna, concepita dalla giunta Maroni per collegare la Brebemi alla A4 e alla A1 Milano-NapoliPoi c’è la grande incompiuta: la A36, nota come Pedemontana lombarda che, con un esborso di 3,5 miliardi, contende all’A35 il primato di autostrada più costosa d’Italia. Nel bilancio 2023 sono segnati 11,9 milioni di rosso, facendo così salire a oltre 106 milioni le perdite pregresse. . Logiche analoghe sono state i applicate all’autostrada Serenissima.  il 25 giugno al casello di Montecchio Maggiore per l’inaugurazione era presente lo stesso governatore veneto Luca Zaia,  ha dichiarato: «Gli studi dicono che rimarremo in passivo per i prossimi nove anni». Il costo finale ipotizzato dalla Corte dei Conti è di 12 miliardi di euro. Per salvare la faccia e la tasca, e in barba ai proclami sull’autonomia Lombardia e Piemonte  hanno chiesto al compagno di partito Matteo Salvini , Ministro delle Infrastrutture di trasferire, al Mit  le tratte autostradali in difficoltà finanziaria.  Prima si tolgono i debiti e poi via con  l’autonomia differenziata, dove i debiti sono degli italiani tutti e  i crediti sono delle regioni del Nord. Ma che cosa leggono i parlamentari del Sud, la Gazzetta dello Sport? Rocco Rosa