Dal momento che si è inaugurata la prassi che prima si fa un accordo di governo e poi si fa un programma che tenga in piedi quel governo o che lo giustifichi, nulla è più scontato su come andare alle elezioni e c’è da pensare che anche qui in Basilicata si voglia tentare di dare l’assalto al castello mettendo in piedi forze che fino ad ieri viaggiavano su sponde opposte. La vicenda romana ha dato l’idea a più di qualche leader regionale e quello che ieri era impossibile adesso diventa una cosa addirittura allettante. Il consigliere Rosa di F.lli d’Italia non fa mistero di credere ad un possibile accordo tra la destra ( senza Berlusconi) e i cinque stelle, a riprova che la Meloni è dovuta rimanere fuori dal governo solo per non creare difficoltà ulteriori a Salvini ma che è dentro il progetto ed alla prima occasione sale anche lei in carrozza. Che poi la si voglia chiamare alleanza degli onesti, può valere per qualcuno ma non per tutti visto, che chi ha trovato il modo, appena 48 ore fa, di attaccare i meridionali è quel certo Bossi dei diamanti tanzanesi che Salvini ha riportato in parlamento come segno di coerenza. Il problema è che l’accordo romano , più passa giorno, più acquista la connotazione di un giochetto di vertice che non piace alla base dei rispettivi partiti , né quella del Nord, industriosa e competitiva, che non apprezza, e lo dice chiaramente , i contenuti barricaderi di Salvini, né quella del Sud che aveva scelto cinque stelle per combattere da sinistra la deriva di potere che il pd ed i suoi alleati avevano preso . Oggi in nome di un nemico comune da abbattere si cerca di realizzare una saldatura nella quale la Lega ( nome azzeccato) finisce col portarsi appresso un pezzo dei cinque stelle, arrivando all’obiettivo di una forza di destra che si candida a primo partito italiano. E se in periferia si va in questa direzione non solo è evidente che si tratta in realtà di una alleanza e non più di un accordo di governo, ma si crea il risultato di gonfiare la lega e sgonfiare i cinque stelle, perché tutta quella parte dell’elettorato di sinistra, deluso dalla sinistra al potere, che nato per il popolo è finito col diventare casta, non è disposto a veder premiato il nemico storico che ha sempre individuato rispetto ai temi politici, ai valori, agli ideali, al modo di pensare, alla visione distorta di un Sud fannullone e consumatore di soldi del Nord. Se l’Italia del Sud si è tutta colorata di verde c’è un obbligo di rappresentanza di quel voto che non si può eludere , o meglio lo si può fare ma pagandone il prezzo. Se è vero che Parigi val sempre una messa, è pur vero che ci sono messe di battesimo, messe di matrimonio e messe di funerali. Così, tanto per parlare di scenari politici, indipendentemente dalle persone, come è giusto che sia. Rocco Rosa
SE IL SUD AL VERDE AGGIUNGE UN PO’ DI GIALLO
