Non ha portato da nessuna parte la marcia indietro che le opposizioni hanno fatto rispetto alla legge che regionale che riorganizzava, aumentandole, le indennità ai consiglieri. La proposta di legge diretta all’abrogazione del testo a suo tempo approvato, è stata respinta, con undici voti contro otto. Nulla di eclatante se non l’uso della retorica a quintali da parte di esponenti della maggioranza. Il capogruppo di FdI , Michele Napoli, ha riproposto con veemeza il tema del necessario costo della politica, come strumento di democrazia e come garanzia per evitare che solo i più facoltosi si approprino delle istituzioni elettive. Un argomento che, in astratto, ha la sua validità e che peraltro è stato usato tante volte dalle opposizioni quando queste avevano il privilegio di stare dall’altra parte. Ma è valido solo in astratto, perché la politica che sta venendo fuori in questi anni, è una politica che non piace ai cittadini e che dà l’impressione non di servire la comunità ma di servirsi delle istituzioni. Vi è che non solo sono venuti meno comportamenti etici che rassicuravano i cittadini sul buon uso dell’attività legislativa e di governo, ma che è messa in dubbio la stessa autonomia del legislatore o del governante rispetto all’ambiente economico che lo circonda e gli fa pressione per indirizzarne la volontà e il peso decisionale. L’uso massivo della discrezionalità nella scelta delle persone, l’annullamento della potestà decisionale della burocrazia come garanzia di oggettività, la preparazione di bandi ritagliati da mani di alta sartoria , la selezione fiduciaria dei comuni da incentivare , a seconda del colore politico, la messa al bando della programmazione come strumento per far comprendere un disegno complessivo di sviluppo che non sia ancorato al giorno per giorno, sono tutte cose che mettono in dubbio la capacità di interpretare una politica fatta di valori, di principii e di indipendenza, con il chè legittimando il sospetto che quegli aumenti di indennità ai consiglieri servano veramente a garantire un alto esercizio della funzione. L’opinione pubblica non è senza cervello. Annota fatti, comportamenti e si fa un giudizio che è una fotografia complessiva di una situazione. C’è un abuso di discrezionalità che è assoluto e che fa porre il legittimo dubbio di una spesa che non crea valore aggiunrto, che supporta un sistema di relazioni dove la commistione fra politica ed economia fa da cemento e che , cambiando ogni tanto sigle e partite iva, perpetua un girone protetto di sovvenzionamento nelle forniture, negli appalti, nelle concessioni . Si è partiti sei anni fa, con ì’impegno a moralizzare la politica, e si sono usati argomenti forti, parole di fuoco, circa le commistioni fra affari e poltica, al punto che la gente ha creduto veramente alla possibilità di svoltare. Il risultato è che , stiamo peggio di prima, in tutti i sensi. Molto, molto peggio. E certe argomentazioni sulla buona politica , ancorchè espresse in buona fede, suonano poco o per niente convincenti. Rocco Rosa
SE LA POLITICA PERDE LA FACCIA
