Se fossi un cittadino di Arezzo o di Livorno o di Prato, sarei orgoglioso di Firenze , la sentirei mia, e desidererei che crescesse, perchè è il biglietto da visita di una regione e non la foto di un’isola . Allo stesso modo i lucani debbono considerare Matera, porta d’ingresso della Basilicata e, come Firenze, candidata ad un pubblico mondiale di fruitori del bello, protagonista di un turismo di classe, senza bisogno di essere d’elite. Non c’è nulla di male a prendere atto che Matera , grazie all’Unesco e alla immagine che si è creata con la candidatura vincente a Capitale della Cultura europea, può essere la locomotiva della Basilicata, nel momento in cui le si fa assumere la responsabilità di trainare l’economia regionale di almeno due settori chiave , che sono il turismo e l’agricoltura. E per far questo ci sono due condizioni da rispettare: il primo è contrastare l’attrazione dell’economia pugliese che si sta organizzando per fare di Matera la seconda Lecce, cioè la meta del turismo internazionale che gravita sull’aeroporto di Bari, la seconda è agganciare al locomotore lucano i vagoni delle aree interne, dei borghi, della montagna, dei Parchi, delle oasi, della biodiversità , delle tradizioni e dei luoghi di cultura. Sono passati due anni da Matera 2019 e , colpa la pandemia, non si è dato seguito a questo progetto complessivo, al punto che ogni giorno si avverte la sensazione di sciupare una opportunità storica, come se quel 2019, fosse un evento irripetibile. Ed è quindi sacrosanta la ossessiva insistenza di alcuni consiglieri, Luca Braia per esempio, e di alcune forze politiche ( i cinque stelle ) a riprendere il discorso di sviluppo di questa regione da dove si è fermato, di continuare non solo col ruolo fondamentale della Fondazione, ma con un programma che faccia di Matera il vero arco d’ingresso di un ambiente territoriale unico , nel quale è piacevole sostare per l’immensa ricchezza e varietà del suo scrigno . E quindi una politica che prenda atto di questa realtà e di questa possibilità che la storia offre, dovrebbe interrogarsi su come impostare un programma almeno decennale che metta in sinergia Matera con il territorio lucano, come per la verità aveva iniziato a fare il presidente Pittella con la sua idea di vedere nei due estremi Matera e Maratea i terminali di un solo percorso . E questo significa tante cose: nelle infrastrutture, dando assoluta priorità alla tangenziale Murgia-Pollino e alla dorsale Camastra -Sauro-Lauria le due strade di accesso all’interno più profondo; nell’agricoltura , utilizzando il brand di Matera per tutte le eccellenze gastronomiche, artigianali ed artistiche da portare in rete sul mercato mondiale; nella cultura, assumendo iniziative di portata internazionale, nel turismo, organizzando i quattro itinerari di soggiorno settimanale che partono da Matera e si dislocano verso il Vulture , (Melfi e Venosa) , il Bradano, il Pollino e poi Potenza con la sua bellezza austera e le due coste. E a partire da questo nuovo baricentro , appare giusto poi partire con una politica di rivitalizzazione dei borghi, da Rotondella a Guardia, da Acerenza, a Latronico, con una imprenditoria della logistica e della ricettività connessa , nella quale le soste sono stazioni di una stessa rete. Ecco perchè il resoconto di Matera 2019 non andava e non va visto come un consuntivo delle cose fatte, ma come il preventivo pluriennale delle cose da fare se solo entrassimo nella logica di una unità di intenti, a partire dall’orgoglio per Matera che non può essere solo il sentimento di chi quella città la vive, ma di una intera comunità regionale. Ma qui, la prospettiva sembra bandita nei disegni politici, complice, si dice, la pandemia ma in realtà complice la sostanziale estraneità di parte del ceto politico alla dialettica che riguarda lo sviluppo complessivo ed unitario di questa regione. Quella stessa dialettica, quello stesso fermento che hanno portato Matera ad affermarsi a livello europeo e che oggi sembrano relegati in soffitta… Rocco Rosa
SE OGNI LUCANO SI SENTE MATERANO
