pinuccio rinaldi

Pensavamo di essere guariti ed essere immuni al virus del dossieraggio, ma la dura realtà di questi giorni ci ha smentiti. La storia dei dossieraggi italiani è lunga e come una malattia mai completamente debellata, ciclicamente si ripresenta mostrando sempre gli stessi sintomi, nel nostro caso, la divulgazione di notizie riservate a mezzo stampa. Nel 1978 fu il caso di GIOVANNI LEONE, presidente della repubblica che fu costretto a dimettersi per “veline” false riportate nel libro scritto dalla CEDERNA. Negli anni 60 ci fu lo scandalo SIFAR con 7400 dossier confezionati su politici- militari, sindacalisti. Nel 1976 ci fu il caso MORO che da presidente del consiglio si dimise a causa di un dossier che lo accusava di aver ricevuto fondi dalla LOCKEED Esempi più recenti sono quelli di PRODI e di RENZI per finire a quelli odierni di CROSETTO. Insomma la nostra democrazia è ancora vulnerabile a questo particolare tipo di virus (dossieraggio per uso politico). Per correttezza e completezza è necessario osservare che in altre nazioni democratiche, la raccolta di informazioni riservate comunque avviene però esse non vengono utilizzate come in Italia per fini politici ma per interesse di nazione. Questa difformità italiana di comportamento del sistema democratico, non mostra qui da noi nessun indizio concreto di mutamento, benché siano state varate leggi apposite per contrastare il fenomeno. A conferma di ciò vi è la constatazione che ad oggi non risultano emesse sentenze di condanna per il reato di dossieraggio. La pratica continua indisturbata e la democrazia continua ad essere malata, e lo sarà sino a quando i poteri interagenti nel sistema democratico, non troveranno il giusto e corretto equilibrio.

in copertina, una famosa prima pagina di Repubblica sui poteri deviati e masosneria