ROCCO ROSA
La sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione Veneto che rivendicava l’obbligo di una previa intesa con le regioni sulla delega al riordino della PA, interviene pesantemente sulla campagna referendaria spostando l’attenzione sulle competenze tolte alle Regioni in materia destinata al concerto con lo Stato. Paradossalmente , a guardare da vicino ai fatti, questa sentenza sembrerebbe avvalorare la tesi del Governo secondo cui proprio per evitare pasticci e bisticci si è fatto chiarezza su quelle che debbono essere le funzioni esclusive dello Stato e quelle demandate alle Regioni. Però , a otto giorni dalla consultazione, la lettura si presta esattamente ad una strumentalizzazione di tipo contrario, dando stura a chi dice che su queste questioni il Governo si muove male , finendo con il complicare una situazione già complicata. In realtà la logica accentratrice si è messa in moto prima che la riforma costituzionale fosse approvata formalmente e ,nel caso del Si, avrebbe trovato la sua copertura ex post. La Corte ha ragionato a Costituzione invariata e ha rivelato le incongruenze tra legge e costituzione. Perché La Consulta sia intervenuta ad otto giorni dal referendum è un mistero da chiarire, essendo prassi dell’Alta Corte quella di non alterare il giudizio degli cittadini con sentenze alla vigilia di un voto. Quindi , più che fare chiarezza, la sentenza si presta a fare da fumogeno in piazza, confondendo i contorni veri della questione e cioè che sulla dirigenza del pubblico impiego lo Stato, al momento attuale, non può fare norme per tutti , non può fare un Albo unico della dirigenza, dalla quale le regioni avevano l’obbligo di attingere, non può dettare norme uniche per la verifica dell’attività della dirigenza amministrativa e sanitaria, non può intervenire mettendo insieme la dirigenza degli enti locali, delle Regioni, delle società pubbliche municipalizzate o regionalizzate. Per uno che voleva evitare la confusione e riportare il tutto a criteri e norme di ordine generale, questo stop è quasi un invito a desistere. E allora, vogliamo mantenere le Regioni così come sono,con i 22 mila dirigenti e passa della regione Sicilia, con le venti applicazioni diverse della sanità, con i concorsi fatti con fotografie , con il precariato che ha destini diversi a seconda del luogo in cui opera? Così, in piena confusione, sembrerebbe che tutti quelli che erano a poppa vanno a prua e tutti quelli che erano a prua vanno a poppa. Che Paese è l’Italia!!
