cronache dalle Istituzioni
“Un gran risultato, si allargano gli orizzonti su cui si guarda al rischio sismico. Per la pri
I terremoti, come si sa, rappresentano in Europa la prima causa di morte da catastrofi naturali, che in Italia negli ultimi 50 anni vi sono state 5000 vittime per terremoti e sono stati spesi 150mld euro per i processi di ricostruzione, che i terremoti sono un rischio per molti Paesi dell’Unione e che il 40 per cento della superficie edificata utile presente nei Paesi europei è stata realizzata prima del 1960 e presenta caratteristiche strutturali generalmente inadeguate a reagire ad un sisma”.
“La conferma – ancora il consigliere regionale – è venuta proprio da Norcia dove si è potuto verificare che gli efficaci interventi di riqualificazione strutturale sul patrimonio edilizio, avvenuti dopo i terremoti del 1979 e del 1997, sono stati tali da evitare morti e distruzione, anche in occasione della violentissima scossa che il 30 ottobre scorso ha avuto come epicentro proprio Norcia. Riguardo al supporto della Ue in occasione di calamità naturali, molto significativo è il provvedimento della Commissione europea che consente agli Stati membri di poter utilizzare sino al 5 per cento delle risorse del Fesr per interventi di ricostruzione post-sisma”.
“A maggior ragione, ed in piena sintonia con il ‘quadro di Sendai’ che sollecita interventi sempre più diffusi ed efficaci per ridurre il rischio da catastrofi – aggiunge – si pone oggi il tema di aprire la stagione degli interventi preventivi di riqualificazione sismica del patrimonio edilizio ed infrastrutturale. Poco senso ha oggi peraltro finanziare da parte dell’Ue la riqualificazione energetica e chiedere certificati per gli edifici senza porsi contemporaneamente il tema primario della sicurezza strutturale. Tutto ciò necessità di un quadro di norme tecniche moderno ed omogeneo in tema di adeguamento sismico delle costruzioni esistenti nonché della definizione di un comune approccio per la classificazione della vulnerabilità sismica e per la chiara esplicitazione dei criteri di priorità, stante la grande quantità di interventi da effettuare”.
“È questa – conclude Santarsiero – una delle nuove sfide che, con il parere, si chiede di affrontare alle politiche di coesione, per evitare in primis vittime e danni, ma anche per evitare di spendere comunque risorse, ma solo ‘dopo’ e per la ricostruzione, e non già ‘prima’ per la crescita, nonché per evitare di vedere compromessi fondi già impegnati sia dagli Stati membri che dall’Ue per lo sviluppo dei territori”.
