di ROCCO PESARINI

 

 

Non credo affatto ai casi isolati.

Non credo che il brutale pestaggio di Giulia sia un caso isolato, frutto dell’abominio neuronale di due o più balordi che così, su due piedi, decidono di massacrare una ragazza la cui unica “colpa” (ai loro occhi) è di essere lesbica e, quindi, non geneticamente perfetta.

Non sono casi isolati e sarebbe da stupidi, da un lato, o da meschini opportunisti dall’altro, affermarlo.

Ma non sono né un sociologo, né un politologo, né un assistente sociale e non so con precisione (a dispetto di tanti pareri che invece leggo sui social) dove noi si sia sbagliato per arrivare a questo.

Detto questo e alla luce di ciò che è accaduto, rilancio invece con forza la necessità che tutti coloro che credono nei valori dell’antirazzismo, della non – violenza e della non – discriminazione, siano essi singoli cittadini, studenti, lavoratori, professionisti, associazioni, realtà parrocchiali, inizino o continuino (visto alcuni tentativi in tal senso tra i mesi di novembre e dicembre dell’anno appena chiuso) a parlarsi, a confrontarsi, a ideare, progettare e realizzare tutti insieme iniziative, manifestazioni, eventi e tutto ciò che possa servire a diffondere quotidianamente un’affermazione reale, concreta, effettiva dei valori sopra citati.

Potrà assumere il nome o la forma che si vuole o preferisce ma esso serve e dovrebbe servire per iniziare quel percorso condiviso, quel cammino, a livello cittadino in primis, che porti al raggiungimento di quello che, in un’assemblea fatta presso l’Oratorio Diocesano di Don Bosco, fu giustamente affermato da alcuni universitari presenti.

Nessun nuovo partito, nessuna nuova formazione politica, ognuno  resti dell’idea politica che ritiene.

Premesso questo (a scanso di equivoci) ritengo che si debba lavorare perchè si possa andare nelle scuole, nelle parrocchie, nell’università, nelle associazioni, nei quartieri, in ogni realtà sociale  per parlare e confrontarsi con tutti coloro che si riconoscono nei valori di cui stiamo parlando.

Perché è giusta e sacrosanta la repressione di questi fenomeni ma nulla mi toglierà dalla testa che ben più importante è la “prevenzione”.

Tutti che parlano di società malata, di perdita o mancanza di valori e, allora, che ricette proponete? Come si fa a mitigare quella violenza sociale che giustamente  evidenziate e riscontriamo?

L’unica risposta che riesco a darmi in tal senso è provare quello di cui “ri – auspico” la nascita.

Ho atteso volutamente che passasse la manifestazione delle sardine a Potenza per riprendere il discorso (chi era presente alle riunioni autunnali conosce bene le mie motivazioni in merito).

E mi piacerebbe che questo percorso condiviso fosse condotto dai giovani, dai ragazzi, siano essi in età scolastica o universitaria, perché è da lì, è da loro che può e deve partire l’”idea di ripartenza”.

Se ci troviamo questa società che non ci piace è, forse, perché noi adulti, non siamo stati all’altezza dei nostri compiti e delle nostre responsabilità.

E allora forse è giusto che noi si faccia un passo indietro e si riparta dai ragazzi!