di Rocco Rosa
Tra i mali di quest’Italia c’è anche un sindacalismo vecchio che non ha più nulla da dire e che si muove come uno zombie nella riproposizione di antichi comportamenti. Intanto il mondo è cambiato e non se n’è accorto, troppo preso anch’esso a comportarsi da casta, a difendere privilegi, a mantenere ognuno le posizioni all’interno di strutture che macinano soldi e assicurano potere. Se ci fate caso, ci sono persone che da quarant’anni svolgono attività sindacale, e sono gli stessi che chiedono cambiamento e rinnovamento agli altri pezzi della società. Loro no, ne sono esenti, perché si sono chiusi nelle loro strutture e hanno alzato il ponte levatoio verso chiunque chiede di partecipare. Chiusi nel controllo delle posizioni interne, non si affacciano neanche più dalla finestra ed hanno perso il contatto con la gente. Da quindici anni il precariato ha sostituito la normale dinamica delle assunzioni e loro niente, non se ne sono accorti, troppo intenti a controllare le tessere con nome e cognome. Meglio soli che male accompagnati. C’è dunque un esercito di precari che è lontano dai sindacati, non perché lo abbia deciso ma perché ha subito questa discriminazione. No tessera, no problem. Per non parlare dei grandi fatti dell’economia che li ha visti in una posizione antistorica. Sono sicuro che Landini ogni volta che vede Marchionne cambia strada , perché la sua figuraccia l’ha fatta, e ne è consapevole. Oggi la Cigl di Basilicata dice che dobbiamo rafforzare le realtà già esistenti e fa l’esempio di Melfi senza minimamente ricordare le dichiarazioni di tre, quattro anni fa che dipingevano Marchionne come un predatore di soldi pubblici. Se Renzi è andato duro contro questi rappresentanti del lavoro è perché ha potuto permetterselo: sa che non hanno più seguito perché tutto il mondo nuovo del lavoro, quello giovanile, quello ipersfruttato, quello con le valigie sempre pronte, non li tiene in considerazione. Vedremo tra qualche giorno il famoso piano straordinario dell’occupazione che la Cgil annuncia. Non basta dire no al jobs act, bisogna dire come e con quali strumenti si può creare occupazione che non sia assistita dallo Stato. Venisse una idea, uno straccio di idea, valutabile, sperimentabile,vincente, sarebbe il segno che c’è ancora un minimo di esistenza in vita di questo enorme corpaccione sazio di passato e insensibile al presente.Quando parliamo di cambiare l’Italia pensiamo sempre alla politica che deve cambiare. Ma la politica ha il torto di essere di per sè narcisista e,pur di prendersi le pagine dei giornali e le lampade della tv, parla sempre di sè e lascia che parlino di lei. E invece lo sguardo di questa Italia malandata dovrebbe rivolgersi agli altri soggetti della vita sociale, ad una imprenditoria poco eroica, alle lobbies che insidiano il parlamento senza neanche farsi riconoscere, ai sindacati che si vedono sfuggire la base sotto i piedi e ancora parlano di cose che non ci sono più. Ecco, stiamo male per questo: perchè il mondo sta cambiando in pggio e molti non sono attrezzati per guardare avanti.
