Fra le moltissime cose radicalmente mutate dall’avvento di Internet ci sono … le ricette di cucina. Un tempo era il sacro librone della nonna (io ce l’ho ancora, comunque), nel quale, rigorosamente a mano, venivano annotate dosi, procedimenti, trucchi, tempi di cottura. Un microcosmo lento, lentissimo, come i gesti della nonna, e rigorosamente confinato alle mura di casa, non era così frequente che le ricette venissero trascritte e consegnate ad altri.
La possibilità di mettere una ricetta on line (in un blog di cucina, magari) ha abbattuto i muri di quella casa. E’ nata la figura della (o del) foodblogger, che spesso – se il sito era molto ben visitato – poteva guadagnare da sponsor, prodotti alimentari di base come pasta o farina che venivano usate (e mostrate in foto) nella ricetta. Un ingenuo spot a costo zero. Ce ne sono ormai a centinaia, alcuni di enorme successo (Giallozafferano, Misya, La cucina italiana, prendendo solo i primi tre risultati che ci restituisce Google), e per tutti i gusti: siti specializzati in cucina etnica di ogni parte del mondo, cucina vegana, cucina col Bimby (orrore!), ricette per bambini e perfino per animali domestici.
Una grande evoluzione è arrivata con i video, e i social network. L’algoritmo diabolico che conosce i nostri gusti meglio di noi ha cominciato a far arrivare sulle bacheche degli appassionati un profluvio di video di signore e signorine, ma anche signori più o meno accreditatisi al mondo come cuochi di tendenza (e qui il look gioca un ruolo fondamentale: alzassero al mano le signore che guardano i video di Simone Rugiati solo per come cucina) che propongono i loro piatti. Ci sono tutti gli stili: cuoco/cuoca in cucina professionale per dare affidamento, cuoco/cuoca ai fornelli di casa sua per sdrammatizzare, cuoco su set cinematografico per stupire. Però il cuoco c’era, sempre. Uno dei miei preferiti era Agrodolce: due o tre cuoche a turno, una delle quali con leggerissimo accento nordeuropeo, specializzata in dolci, che dietro un tavolo o una cucina professionale, pacatamente, rendono semplici cose anche un po’ complicate, come la tarte tatin o altre delizie della cucina internazionale. Certo, le immagini si concentrano sulle mani, sugli strumenti di cucina che frullano impastano sbattono mescolano: ma la presenza corporea delle cuoche, che salutano all’inizio e alla fine, che dettano gli ingredienti, che mostrano il risultato finale, era indiscussa.
Poi, è arrivato Tasty, e i suoi succedanei europei e in tutto il mondo, distribuiti su Youtube e Twitter. L’umano sparisce, non c’è più alcuna voce, sostituita da una musichetta disturbante, la camera inquadra dall’alto ciotole e pentole, a stento arrivano a vedersi due mani, ma non dubito che prima o poi saranno sostituite da pinze robotizzate. Il ritmo si fa frenetico, gli ingredienti (tipo e dose) appaiono in sovrimpressione per pochi decimi di secondo, mentre le mani di cui sopra lo versano in una ciotola o pentola. I video sono montati in modo da tagliare qualunque tempo morto, ricordando un po’ Charlot che avvita bulloni in Tempi Moderni: le cotture sono accelerate, con predilezione per burro che frigge, roba che bolle o che lievita nel forno, ma per pochissimo: tanto i tempi appaiono in sovrimpressione anche qui. Una totale spersonalizzazione e contrazione della ricetta in pochi decine di secondi, per alimentare la bulimia: via, passiamo alla ricetta successiva.
(non esprimo opinioni sul TIPO di ricette: so’ americani, c’è sempre troppa roba, ingredienti che non ci azzeccano niente gli uni con gli altri, lasciamo perdere. Segnalo per i più curiosi anche l’account Twitter Italians mad at food, che raccoglie tutti i commenti schifati degli italiani sotto i video di ricette – per lo più di Tasty – che cucinano piatti italiani, rovinandoli)
Tutti hanno dovuto adeguarsi, anche le pacifiche materne cuoche di Agrodolce. E’ nato il “Tasty all’italiana”, di cui un ottimo esempio è il sito di Fatto in casa da Benedetta: persiste la figura umana a casa sua, sempre rassicurante, ma le ricette sono mostrate come in Tasty, con inquadrature dall’alto, tempi accelerati, dosi e ingredienti che appaiono in sovrimpressione (con aggiunta di qualche minima indicazione verbale), e cuoca che al termine della ricetta assaggia con gusto quanto ha cucinato. Ma i tempi lenti di una volta sono ormai un ricordo. E dunque, cari foodaddicted, questo pare essere il futuro. Prendete carta e penna, e scrivete (ma veloci). E se no, potete riguardarvi il video fino a che il procedimento non vi è chiaro. All’infinito.
