Non ci sono più le belle crisi di una volta, verrebbe da dire. Con le elezioni dirette del Sindaco e del Governatore della Regione ci  hanno tolto anche la parte più vivace del teatrino della politica. Oggi le crisi vengono annunciate e denunciate sui giornali e lì restano senza conseguenza alcuna o meglio con la sola conseguenza di una fase di rallentamento dell’attività istituzionale dovuta alla sistemazione di equilibri e alla soddisfazione di qualche richiesta , ma niente che produca un chiarimento pubblico o un dibattito nelle aule consiliari. Essendo questa situazione chiara agli addetti ai lavori, c’è da chiedersi che senso oggi, in una situazione così seria dal punto di vista sociale ed economico, tenere in fibrillazione il quadro politico e se non  sia più pagante politicamente adoperarsi per portare un secchio d’acqua utile  a spegnere l’incendio. Questo vale per la maggioranza , che ha il dovere etico di rispondere ad un elettorato che l’ha votata per governare, ma anche per la minoranza cui, in tempi analoghi a quelli di guerra, si chiede non un atteggiamento sfascista ma un contributo costruttivo . In questi pochi giorni che ci separano dalla fine dell’anno incombono sulla scena regionale problemi che farebbero tremare i polsi a più di qualcuno: la crisi epidemiologica e le sue conseguenze dal punto di vista della tenuta del sistema ospedaliero, la mancanza di lavoro e le risposte che si debbono preparare, le infrastrutture e le scelte da fare sul recovery fund, il piano di sviluppo e le priorità da assicurare, la riorganizzazione della burocrazia e la velocizzazione delle pratiche, i concorsi pubblici e la fine di un precariato tanto storico da essere in qualche parte prossimo alla pensione . Ci sarebbe da aspettarsi non una rarefazione del Consiglio regionale ma un’attività h 24 dell’assemblea e delle commissioni, con un lavoro sinergico  fatto di analisi, di discussione , di proposte, di sforzo congiunto a dare risposte , le più complete possibili. Invece si sfugge al dovere di richiamare l’intera schiera degli eletti dal popolo ad uno sforzo unitario, che non significa allargamento della maggioranza, ma diritto di asilo per ogni proposta valida, da qualsiasi parte venga. E quindi tolleranza, eliminazione del linguaggio arrogante, correttezza nei rapporti  tra partiti e tra persone, senso della responsabilità verso una comunità che non vuole chiacchiere ma fatti, riconoscimento del contributo positivo che uno offre. Il presidente Bardi ha l’obbligo di provare seriamente a far cambiare uno spartito fatto di accuse e controaccuse, di colpi di testa e di fughe in avanti, di rinvii e di distinguo. Sono tempi di guerra e ci vuole un atteggiamento patriottico, condizione necessaria per farcela. Rocco Rosa