Finalmente le cassette postali non vengono più inondate di volantini elettorali: santini, depliant, lettere ai cittadini, libretti sulle cose fatte e libretti sulle cose da fare. Niente di niente. E , fateci caso, neanche manifesti elettorali. Le centinaia di pannelli che il Comune ha apposto per la pubblicità elettorale diretta ed indiretta sono spazi vuoti e forse lo saranno fino a conclusione della campagna elettorale. Insomma grafici e tipografici hanno perso gran parte delle commesse che servivano ogni paio d’anni a procurare entrate straordinarie, mentre il dibattito si sposta in televisione e sui social. Analizzare questo che avviene sui social dovrebbe essere una ricerca interessante per i comunicatori e gli analisti mass mediatici: qui la politica è solo dei fans ,non dei cittadini. E’ di quelli che sono schierati e militanti e che hanno fatto del post un’arma non di confronto ma di scontro, di attacco, di diffamazione, di sberleffo, di violenza verbale. E’ difficile ragionare o cercare di aprire un dibattito. E’ tutto pregiudizio, oppure è un mare di silenzio in quella parte di popolazione che di politica non vuole né sentire né leggere. Rimangono i grandi dibattiti televisivi ma anche questi in fondo sono truccati, perché a domande di rito rispondono frasi fatte e se Berlusconi torna a fare e un contratto con gli italiani e un giornalista glie lo fa firmare senza dire acca su come è andato a finire quel contratto precedente, allora siamo alla frutta. Come usciamo da questa palude? C’è chi dice che alla fine funzionerà quella capacità di filtro che gli italiani hanno, una dote che non è sufficientemente riconosciuta a questo nostro popolo e che gli consente di indicare una via percorribile anche in una baraonda di stradine che si intersecano. Io ho i miei dubbi perché c’è tanta gente che non vuole manco prendersi il disturbo di scendere in strada per dare una indicazione ai passanti. Stanchi anche di correggere gli errori . Ecco perché sono apprezzabili quelle iniziative che cercano il contatto diretto, ad uno ad uno, casa per casa, per spiegare, prendersi rimbrotti, giustificarsi e impegnarsi. E’ il contatto umano che deve essere messo al centro della politica. E non solo alla vigilia elettorale, ma come regola fondamentale e permanente di confronto. Mi meraviglia che persone di valore nella politica siano sorde rispetto alle invocazioni di costituzionalisti, di opinionisti, di sociologi, di rifare il massetto divelto della base democratica: che è quella di scrivere una legge organica sui partiti come mezzo prescelto di decisione pubblica e di selezione della classe dirigente. ROCCO ROSA