Se sei più fortunato del tuo prossimo
costruisci tavoli più lunghi
invece che muri più alti
Sono le 18.45. Sono seduta al buio in macchina davanti ad un locale fronte strada, chiuso, in una zona periferica. Ho la macchina piena di scatoloni di cartone che traboccano di yogurt, fette biscottate, uova, pacchi di wurstel, buste di latte a lunga conservazione, focaccia, biscotti.
Non sono una ladra che aspetta un ricettatore.
Sono una volontaria del progetto Magazzini Sociali, che raccoglie dai supermercati della cittá cibo prossimo alla scadenza, oppure con confezioni danneggiate, anche se ancora integre, quindi non piú vendibili ma perfettamente consumabili. Andiamo a prenderle con le nostre macchine, le portiamo in sede, le cataloghiamo, le registriamo accuratamente, le stiviamo nel deposito, nel frigo, nei congelatori. Poi facciamo dei kit per famiglie che assistiamo e andiamo a consegnarli, spesso nella stessa serata. Abbiamo fatto campagne di raccolte di alimenti misti, ma anche di solo latte, solo pane, solo dolci di Carnevale, solo succhi di frutta. Raccogliamo le eccedenze anche da forni e pizzerie a taglio, da ricevimenti di nozze, da ristoranti, da feste private. Abbiamo turnazioni di volontariato che comprendono ritiri, porzionamenti, consegne, ma anche pulizia della sede e semplice accoglienza di chi viene a chiedere informazioni. Distribuiamo a Bucaletto, al Serpentone, a Sant’Anna, a Santa Maria. Spesso tramite le parrocchie e la Caritas, ma non sempre: ci sono famiglie in carico direttamente presso di noi; tutti i donatori hanno una tessera con un numero di codice, e così tutti i riceventi, singoli o famiglie che siano. Tutto il cibo raccolto viene inserito in un software proprietario, che ci permette in qualunque momento di sapere quanto abbiamo raccolto, e quanto abbiamo distribuito, e quante sono le persone assistite, nel più totale rispetto della privacy. Prepariamo kit di cibo per gli ambulanti extracomunitari che arrivano a Potenza per la festa del santo Patrono, a maggio; facciamo vendite di beneficenza per assicurare a tutti gli assistiti dignitose cene di Natale e di Capodanno.
Arrivano Lucia, Annalisa, Dario, le altre giovani volontarie di cui non ho ancora imparato il nome. Lavoriamo sullo stesso tavolo a contatto di gomito, cercando di non fare errori. C’è una normativa nazionale antispreco, ora, la legge n. 166/2016, che incoraggia i supermercati a distribuire le eccedenze; e c’è una legge regionale, che tutela le associazioni che svolgono opera di raccolta e redistribuzione. Magazzini Sociali é una fondazione, abbiamo precisissime regole da rispettare, e ognuno qui porta la sua soma di storie piccole e grandi. Come dice Valentina in una recente intervista che le è stata fatta, “mai nella mia vita avrei creduto di occuparmi di cibo da distribuire a chi ha difficoltà a procurarsene“.
La crisi morde, e ritrovarsi a non riuscire più a mettere insieme il pranzo con la cena è un attimo: basta che l’azienda chiuda, che decida di ridurre il personale, che arrivi un bambino non previsto, che ci si ammali, che il capofamiglia finisca in ospedale o muoia. Sapere di contribuire ad alleviare per qualche ora le preoccupazioni, spendere due ore del proprio tempo per regalare due ore di una specie di serenità al prossimo è una sensazione piena che riempie il cuore, difficile da spiegare. O forse facilissima, se ci si è passati. Del resto, nella nostra cultura, “hai mangiato?” è la domanda che si faceva in luogo di “come stai?”, e la nostra millenaria tradizione di ospitalità magnogreca vuole che il viandante sia prima sfamato e dissetato, e solo dopo gli si chieda chi è e da dove viene, come fece il re dei Feaci con Ulisse.
Nel modo descritto in un anno sono state raccolte nella sola città di Potenza 11,35 tonnellate di cibo, di cui 2,4 derivanti da eccedenze alimentari (ristoranti, feste, matrimoni), tutte distribuite, assistite direttamente 65 famiglie, ed indirettamente oltre 500.
Spingere il bisogno del prossimo un po’ più in là, aiutare oggi per arrivare a domani. Perchè domani, in fondo, è un altro giorno, e tutto può cambiare: il lavoro può tornare, la malattia guarire, i bambini crescere. Si può, semplicemente, non avere più bisogno.