A sorpresa il Governo ha aggiunto due miliardi alla sanità , per due esigenze fondamentali: pagare i farmaci di nuova generazione e procedere alla assunzione di medici ed infermieri. Con questi soldi non si fa tutto, ma si inizia a invertire la marcia rispetto al continuo taglio del fondo sanitario. L’immissione di nuovo personale si rende necessario per rispettare le regole dell’Europa sul divieto a fare doppi turni ed a trascurare il necessario riposo. La cosa riguarda i medici ma in principae modo gli infermieri , la cui opera a fianco del paziente è di indubbia e indiscussa utilità. La maggior parte di questi soldi non andrà ad impinguare il contratto di lavoro per chi ce l’ha, ma al reintegro degli organici negli ospedali e nei poliambulatori,che saranno chiamati anche a prendersi il carico di pazienti che finora si ricoveravano in regime di convenzionamento presso strutture private e che dal 2017 non lo potranno fare se non in casi eccezionali. Due i problemi che riguardano il personale infermieristico: l’assunzione di almeno 18 mila nuove unità per coprire le regole sui turni e la programmazione di almeno altre 30 mila assunzioni per avvicinarci di pochissimo alla media OCSE che ),1 infermieri per mille abitanti contro gli attuali 6 dell’Italia. E trentamila nuove assunzioni sposterebbero a soli 6,3 tale rapporto. L’Ipasvi ,che è l’associazione che riunisce i collegi professionali degli infermieri, mette però il dito sulla situazione dei precari, sia di quelli a tempo determinato sia di quelli a regime di interinato.  
Di infermieri in questa condizione- sostiene la Mangiacavallo, presidente dell’Pasvi- ce ne sono circa 16-18mila se si considerano quelli a tempo determinato (8-10mila), chi ha un contratto di lavoro interinale (almeno altri 3-4mila), ma anche chi è costretto a lavorare, anche per strutture che sul territorio erogano servizi al Ssn, nelle cooperative, dove manca del tutto o quasi il rispetto dei contratti. Tuttavia la loro stabilizzazione costa molto meno di nuove assunzioni, visto che chi è già alle dipendenze del Servizio sanitario, sia pure con forme flessibili di lavoro, è pagato dalle Regioni e questo fa bene sperare nella suddivisione dei fondi disponibili. Le nuove assunzioni infatti costeranno in media, a valori 2014, circa 30mila euro a unità, compresi gli oneri sociali. Parliamo naturalmente di neoassunti giovani e a inizio carriera, la cui retribuzione media annuale raggiunge i 23-25mila euro. Ci vorrebbero quindi almeno 500mila euro solo per i 18mila infermieri in più legati alle regole di lavoro Ue.

Il problema è che ci vogliono le norme ad hoc per sistemare il precariato, perché da un lato non possono più rinnovare il rapporto a termine, dall’altro l’ingrossamento degli interinali non fa che perpetuare il precariato, alimentandolo il circuito perverso politica-clientela. Prendano il coraggio di dire stop al precariato in tutte le forme possibili ed immaginabili .