Il verdepensiero accende il semaforo rosso, per dire, senza proposte alternative di sviluppo, che l’operazione non s’ha da fare. E lo fa o incalzando le dichiarazioni di Caiata o riesumando spettri della speculazione edilizia, della cementificazione, o lasciando circolare il sospetto che dietro l’angolo ci sarebbero l’ombra dei mostri pronti a fare una ennesima mega. Addirittura si scomodano per citare il conflitto d’interessi tra il ruolo di parlamentare, quello di coordinatore regionale di partito e la professione d’imprenditore. Senza nè citare la legge che lo vieta, né menzionare l’opportunità politica, dato che il caso non è per niente accostabile a tanti altri casi avuti nel parlamento italiano di imprenditori che hanno dormito sonni tranquilli, pur continuando a fare i loro affari privati. Gran parte del verdepensiero mi sembra impregnato di motivazioni pretestuose , esClusivamente dirette a innalzare un semaforo rosso sullo stadio.
Potenza e dintorni sono pieni di verde attrezzato e di verde al naturale compreso i boschi a pochi kilometri. L’ultimo spazio a verde è il parco fluviale che , una volta terminato nel suo anello attrezzato, sarà sicuramente più attraente e confortevole per gran parte dei cittadini. Tra i verdi o parchigiani che dir si voglia prevale un altro pensiero che li porta fuori strada: la cultura del sospetto e la commistione d’interessi che potrebbe nascere tra pubblico e privato per spianargli la strada. Questo è un fenomeno che potenzialmente esiste, è un fenomeno italiano, però sappiamo pure che qualora dovessero verificarsi tali eventi, esistono gli organi deputati a reprimere il fenomeno. L’unico atto pubblico che hanno in mano a cui fanno continuo riferimento è la raccolta di 12.000 firme, realizzata in un contesto storico mutato e quindi superato dai tempi. Sono esercizi teorici basati su ipotesi in funzione degli stati d’animo o stati emozionali di chi li elabora che con la realtà non hanno nulla a che vedere. I cittadini sono messi di fronte ad un’idea reale e fattibile di investire soldi privati per sviluppare un’area che era prima utilizzata per inquinare e poi lasciata abbandonata per quarant’anni. Non ci sono idee, oltre quella verde, alternative al progetto sportivo-commerciale di Caiata. Costruire la proposta sulla contrapposizione: verde, ambiente e tempo libero o cementificazione, speculazione e ruberie varie, è solo un modo strumentale per evitare di osare per dare servizi e strutture al passo con i tempi e utili non solo ai tifosi ma a tutta la città e la sua economia. Viceversa c’è il rischio, questa volta si, di consegnare quell’area all’archeologia, per lasciare traccia di come la nostra civiltà deturpava l’ambiente.