Armando Tita*

Ho dedicato una parte della mia vita di opinionista di molte testate nazionali e locali alla Fiat/Sata/FCA/Stellantis fin dal lontano 2007. Ho pubblicato con l’Edizioni “IL SEGNO” il Dossier “Fiat/Sata e…Dintorni”, una “Rassegna Stampa” dedicata ai Reportage e agli Editoriali sull’argomento usciti sul “Quotidiano della Basilicata” dal 2004 al 2010 sulla “Nuova”dal 2016 al 2018 sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” dal 2019 al 2023.
Nonostante l’accordo Stellantis /Sindacati continua a regnare un clima di incertezze ben descritto dall’editoriale di Massimo Brancati sulla Gazzetta dell’8 giugno 2021 : “Stellantis, Equivoci e silenzi”. Cresce la preoccupazione, la Fiom CGIL ci ricorda in questi giorni che affrontare il tema della transizione ecologica dell’automotive è fondamentale per superare il grande rischio della “deindustrializzazione” di un settore chiave dell’economia italiana e della nostra regione. Poche luci, molte ombre tra “missioni produttive”, “sospensioni illimitate” e “incentivi all’esodo”. Ombre giganti e luci fievoli . Mi  preme ricordare le mie anticipazioni e i miei Report sulla Gazzetta del Mezzogiorno nella primavera del 2022. Ero tra i pochi a denunciare l’ingiustificato ritardo del Piano industriale della proprietà francese. Un Piano industriale arricchito da tante promesse e da poche proposte concrete senza una seria strategia per il futuro. In questo campo, per dirla alla Natalia Aspesi, sono pieno di memorie che mi tengono compagnia. Amo le storie del passato “Fiat/Sata” e le conservo con cura gelosamente come le continue denunce del Gruppo di Lavoro (formatosi spontaneamente)dei Sindaci del Bacino Industriale . Il “bacino” non quello rappresentato da un genuino desiderio d’amore, ma, da un Team di Sindaci e Amministratori comunitari dei primi anni novanta dell’area del Melfese e del Marmo . Sindaci tanto volenterosi quanto beffeggiati da un “avversario”, agguerrito e determinato . Memorabile fu l’incontro in quel di Muro Lucano. Ci illudevamo di recuperare la lezione di Adriano Olivetti. L’azienda intesa come progetto di vita che affonda le radici nelle relazioni e nelle opportunità offerte dal Territorio. La Fabbrica/Territorio come luogo della Comunità che genera valore anche identitario, il Territorio che diventa metafabbrica, che crea valore in una economia circolare. (Economia circolare…Badate bene lo sostenevamo oltre trent’anni fa). Auspicavamo una formazione continua, l’apertura di tanti asili nido per i figli dei dipendenti con un ambiente informale senza organigrammi e senza chiusure, aperto e condiviso. Tutto splendidamente vanificato da una boria e da un atteggiamento supponente davvero irritante ad eccezione del manager Cesare Annibaldi, direttore delle Relazioni esterne Fiat di quell’epoca. Un Manager che partecipava agli Eventi della nostra Regione. Lo abbiamo coinvolto nel nostro Mega Progetto “Analisi costi/benefici” rivolto a Dirigenti e Funzionari della Regione Basilicata in collaborazione con la Facoltà di Economia della Sapienza. Una persona estremamente gentile (perennemente raffreddato)e disponibile. Memorabile fu la Lectio magistralis sul management Fiat dell’epoca. Ci parlò della marcia dei quarantamila colletti bianchi dopo 35 giorni di occupazione operaia della Fabbrica. Ci parlò del PCI di Berlinguer che appoggiava l’occupazione. Ci parlò delle eccedenze, mai dei licenziamenti selvaggi. Da “amico” della FIOM (ottimi i rapporti con Claudio Sabbattini)convinse Lama a sottoscrivere il testo dell’intesa con Cesare Romiti con un comportamento saggio avente un solo vincolo il rientro dei 23mila cassintegrati dopo due anni. Queste confidenze ci avevano ingannato. Eravamo convinti che i rapporti tra Fiat e istituzioni regionali avrebbero viaggiato sullo stesso “vagone”. Utopie, Sogni, Illusioni di tanti poveri visionari. Abbiamo atteso per tanto tempo, avevamo richiesto con sobrietà e senso della misura un po’ di chiarezza nei Piani Industriali futuri. Spazientito, con un certo coraggio e con tanta determinazione denunciai sulla stampa dell’epoca il “Silenzio furbo dei dirigenti Fiat/Sata”. Un silenzio ambiguo che si è protratto fino ai giorni nostri. Un onesto sindacalista qualche giorno fa mi dichiarava la sua completa incapacità a gestire simili vertenze. Le mancate conoscenze delle nuove tecnologie, digitali, in primis, la nuova organizzazione interna con la proprietà francese, i nuovi scenari di mercato globalizzati dopo pandemia e guerra in Ucraina penalizzano ulteriormente il sindacato e la classe dirigente lucana. Smarriti, amareggiati, demoralizzati siamo costretti , obtorto collo, a ratificare la “Basilicata senza classe dirigente” e, soprattutto, a riconoscere e constatare una Confindustria che governa le “presunte” politiche industriali di Stellantis, da perfetto fantasma, pur non ignorandone l’USCITA…dalla stessa. In questi ultimi decenni tutta la classe imprenditoriale italiana ci ha tediato (per non usare altre forme di tipo scurrile) sulla scarsa produttività delle maestranze . Il declino della nostra industria nazionale nasce soprattutto dalla mancanza di competitività. Tutto ciò non può essere valido per la Fiat/Sata/Fca/Stellantis che è una delle realtà industriali più produttive del mondo. Ricordiamo alla silenziosa opinione pubblica lucana che un addetto FIAT di Melfi (lo diciamo per semplificare)confezionava 64 vetture al giorno superando perfino la Toyota ferma a 54/55. Purtroppo, sindacati, istituzioni e maestranze soccombono da secoli di fronte al “Colosso” francese. In tutto questo baillame si sconta un grave peccato originale. Un peccato mai rimosso dalla Confindustria lucana. Il flop del Campus per l’innovazione del manifacturing. Una Confindustria che negli anni scorsi “tromboneggiava” sullo stesso Campus con Attilio Martorano…”Tale iniziativa potrà elevare il livello competitivo e tecnologico del tessuto imprenditoriale lucano” credo che abbia preso atto di questa amara sconfitta. Quel flop del Campus ha anticipato i nefasti accadimenti di oggi. Vorrei tanto sbagliarmi. Non ho alcuna intenzione di essere la Cassandra di turno. Caro Direttore Rosa da oltre quindici anni non sono visibili presenze lucane di management all’interno di FCA e Stellantis, quasi a voler ratificare il “Sud senza classe dirigente” di Marcello Veneziani. Abbiamo solo sfondato in maniera vergognosa e selvaggia il muro di milioni di giornate di CIG. Una CIG che ha sostituito brutalmente un serio Piano industriale. I nostri politici, le nostre istituzioni regionali hanno preso coscienza di questo delirio o navigano a vista senza alcun serio obiettivo immersi come sono in umilianti sudditanze patogene e in ruoli meramente subalterni ? Non possiamo in alcun modo essere considerati un Numero di una Organizzazione che ci appartiene da oltre trent’anni. Organizzazione che abbiamo onorato tanto, che ha prodotto tanto, che ha chiesto e ricevuto tanto…poco. Siamo stanchi e sfiduciati .

*Armando TITA Sociologo e saggista