storia della città

LUCIO TUFANO

         Il Sindaco, comm. Brienza, convoca il consiglio comunale. Il consigliere liberale Zaccara prende la parola per commemorare la figura di Francesco Saverio Nitti, testè scomparso, e ne mette in risalto la capacità di statista, di pubblicista e di politico; è necessario che gli italiani siano degni delle due bandiere per le quali egli lottò: libertà e democrazia; Grezzi propone una lapide a ricordo e la intestazione a suo nome di una via cittadina. L’on. Colombo, in qualità di consigliere comunale, si associa sostenendo come con la morte di Nitti scompaia una figura intorno alla quale si è svolta gran parte della politica italiana: «Figura nostra, perché lucana, una delle figure più complesse per cui è difficilissimo dare il giusto giudizio, potendo facilmente sminuire la grandezza, Nitti ha combattuto ed ha varcato i confini italiani per una unità europea, affrontando perfino critiche di antipatriota. Che questo uomo sia di tutti gli italiani! Si studi come potrà onorarsi degnamente la memoria, giacché quanto è stato proposto è ben poca cosa».

Pignatari e Torrio si associano per i propri gruppi. Alla ripresa della seduta l’on. Colombo viene eletto assessore effettivo al posto tenuto dal comm. Brienza, ora sindaco. A maggioranza si prende atto delle dimissioni del consigliere Boccia, trasferito a Genova.

L’assessore Solimena viene eletto membro del comitato Consultorio del Consorzio Provinciale di istruzione tecnica, per il quale è stato approvato un contributo di £. 100.000. Dopo l’intervento di Torrio, PSI, per l’assestamento di bilancio, si passa con la monotonia del monologo, alla elezione dei membri eletti in seno alla commissione edilizia per il triennio 1953-1955 nelle persone di Rutilo, Bardi e Carriero.

Domenica, 19 aprile 1953, nel Teatro Stabile l’on. Emilio Colombo, ex sottosegretario di Stato all’Agricoltura e membro della Direzione della DC, apre la campagna elettorale con un discorso massiccio, granitico, martellante che desta l’entusiasmo della immensa folla di presenti. Convenuti anche dai comuni più remoti della Lucania, rappresentano tutte le classi sociali.

Dal 1948 è aumentata la produzione industriale del 40%; da 15 a 30 miliardi di Kwh è aumentata la energia elettrica; del cinquanta per cento è aumentata la produzione dell’acciaio; del trenta per cento la produzione agricola; il reddito nazionale da seimila miliardi è aumentato a diecimila miliardi; la stabilità monetaria e le riserve di oro sono dal nulla salite al mezzo miliardo di dollari; con la riforma agraria settecentomila ettari di terreno sono passati dalle mani dei grandi proprietari ai piccoli coltivatori diretti. Un vasto processo di trasformazione agraria ha consentito a trentasettemila famiglie di essere sistemate nei poderi di nuova creazione onde non si è ottenuto solo un risultato economico, ma anche politico soprattutto nelle aree depresse dell’Italia meridionale. 

Contro 1.400 giornate lavorative mensili del 1952, nell’Italia meridionale grazie all’intervento della Cassa del Mezzogiorno, nei primi mesi del 1953 si è saliti ad oltre due milioni di giornate. Si sono costruiti due milioni e mezzo di vani e se sono finanziati circa quattro milioni, con una media che dai ventimila del periodo fascista è salita  a 250mila vani (dal “Popolo di Lucania” del 15 maggio 1953).