L’elisir di Franco Arminio ad Aliano al Festival di paesologia “La luna e i calanchi 2021”
di Piero Ragone
La paesologia non è un’invenzione lessicale, ma un modo di essere, pensare e vivere col cuore e lo sguardo di chi ci è nato o ci ha vissuto, nelle piccole comunità, soprattutto del meridione. E Franco Arminio ne è un esempio ispirato e luminoso che non si rassegna al destino dello spopolamento e dell’abbandono, ma, imperterrito ,dà voce e anima ai sentimenti che vi albergano e che partoriscono ancora energie positive antitetiche alla rassegnazione e alla malinconia. Una vitalità in versi che nasce dalle sofferenze, ma che con l’osservazione e l’ascolto, oltre che con la testimonianza, diventa cura e accoglienza, stupore e partecipazione. Alla nona edizione del Festival che lo vede ideatore e direttore artistico, nel paese del confino di Carlo Levi e dove venne scritto il “Cristo si è fermato ad Eboli” la sua “filosofia” continua a fare proseliti da tutt’Italia. Con l’incontro con i “generosi” del 23 agosto il nutrito uditorio accorso all’auditorio, ha ascoltato con entusiasmo il suo reading poetico che ha spaziato dalle citazioni giovanili, ai momenti collettivi, alle pagine di storia di una memoria pubblica con tante amnesie.
Ai dialetti e alla loro sonorità Franco Arminio ha dedicato grande attenzione, coinvolgendo il pubblico nella lettura di una sua poesia in veneziano, pugliese di Andria e lucano di S. Arcangelo. Col canto corale diSimmeBrigant e Bella Ciao si è arrivati anche alla versione in russo del testo, con l’accompagnamento di mandolina e fisarmonica, oltre che di chitarra e tamburello. Niente di straordinario per il simpatico e carismatico poeta, scrittore e regista irpino, ormai di casa in Basilicata (la sua ultima testimonianza di qualche giorno prima era stata al Lucania Film Festival di Pisticci), che non lesina consigli e “piccoli precetti fatti in casa”. Tra le ricette di resilienza raccomandate, oltre all’amore, il teatro e il canto collettivo, da condurre con passione, perché dispensatori di salute e di energia. Mentre contro l’ansia e malumore ha consigliato caldamente la gioia, magari condita con un po’ di utopia, dispensatrice di ebrezza.
Quanto alle sventure occorre farne buon uso. E’ l’esperienza a dirlo. Chi non conosce il Sud è meglio “che stia zitto”, non sa di cosa stiamo parlando. Nei suoi versi è chiaro: “non siamo qui per vivere, ma perché qualcuno deve parlare…”. Ha salutato la “comunità provvisoria” che lo ascoltava interessata con l’annuncio dei tanti appuntamenti musicali e le performance previste fino all’alba (da Peppe Servillo, alla compagnia Assurd, al concerto per De Andrè), augurando al sindaco Di Lorenzo i migliori auspici per la candidatura di Aliano a Capitale del libro 2022 e Capitale della Cultura 2024. In conclusione ha condiviso con il pubblico che“la poesia possa avere la funzione di spostare almeno di un millimetro l’asse della propria vita”; a lui succede alla fine di ogni serata. L’invito, nelle proprie case, quando ci si siede a tavola, è stato quello di augurarsi il buon appetito con la lettura di qualche verso, non necessariamente scelto tra i suoi.
All’uscita dall’auditorium c’è la luna piena, l’avevano annunciata azzurra, ma è decisamente rossastra. In lontananza stende una dominante insolita sopra l’argilla crepata dei calanchi. Franco Arminio, instancabile, non si sottrae a firmare le dediche ai “generosi” che al banchetto non rinunciano a portarsi dietro il suo “Lettera a chi non c’era…”
