Sulla integrazione dei migranti e la lotta al loro sfruttamento, la Basilicata può essere portata ad esempio sia sul piano umanitario che su quello della legalità. Due azioni convergenti che oggi danno il primo risultato tangibile nello sgombero dell’area di Boreano, che non era solo un luogo di degrado ma anche un luogo di sfruttamento intensivo di persone non in grado di far valere i propri diritti. Una economia sommersa si manteneva sulla strategia di togliere l’ultimo cenesimo dalle tasche dei lavoratori neri, gli ultimi arresi a quelle condizioni capestro che assicuravano la spravvivenza degli schiavi, in cambio di 14 ore di lavoro sotto il sole.  A tutto questo si è messo fine attraverso un’azione coordinata delle Regioni, Basilicata in testa, che ha portato, come abbiamo riferito nei giorni scorsi, a mettere i Ministeri interessati di fronte alla responsabilità di aprire tutti e due gli occhi rispetto ad una così palese violazione dei diritti delle persone, con una pratica del caporalato che ormai si avvicinava non tanto al lavoro nero quanto allo schiavismo. La seconda di progettare una inclusione diffusa nei paesi di questo flusso di persone che la Basilicata è chiamata a sistemare dal punto di vista logistico. Qui le cose non vanno con la stessa sveltezza e continua a permanere una organizzazione di prima sistemazione legata a strutture alberghiere, a centri di accoglienza a cooperative spuntate sotto l’input di una evidente convenienza. Su questo secondo aspetto occorre aumentare l’attenzione, perchè di caporali ce ne sono tanti e di tutti i tipi. E’ valida l’impostazione di questo governo regionale di aiutare una residenzialità diffusa sopratutto nei piccoli paesi dell’interno cui il deficit democratico sta facendo venire meno servizi talmente essenziali da mettere in crisi lo stesso concetto di comunità, ma questa scelta forte deve avere contenuti altrettanto forti, nel senso di una grande progettualità che metta anche qui le regioni del mezzogiorno all’avanguardia di un processo di renserimento di comunità straniere. Giustamente l’Assessore BRAIA,  commenta positivamente  la stipula dell’accordo quadro e i provevdimenti che ne stanno scaturendo per portare braccia ad una agricoltura pulita. Ma senza un disegno complessivo che metta queste persone in grado di portare i soldi a casa, fosse pure la stanzetta di un paese,non avremo famiglie ma solo lavoratori di passaggio. e noi invece dobbiamo portare le famiglie, i bambini, il futuro, anche ricorrendo a iniziative eccezionali come il corridoio umanitario per donne e bambini.  E’ evidente che un discorso siffatto non piace a qualche parte politica, ma sociologi ed economisti non hanno dubbio sul fatto che se non si inverte il senso di marcia demografico non c’è scampo per il Sud. Che si trovi nell’accordo quadro, il modo per preparare una strategia che metta insieme le politiche per il Sud e quelle per una corretta immigrazione. ROCCO ROSA