L’importante articolo di ieri dell’economista Riccardo Achilli sulle auspicabili politiche per l’ambiente in Basilicata, che invito a leggere per la dovizia di proposte e la lucidità dell’analisi, contiene un punto che in me ha sollevato perplessità e che , essendo IO abituato al rispetto di chi scrive, mi ha indotto ad interloquire con l’autore prima per telefono e adesso con questo scritto. Achilli in sostanza rivendica la supremazia dello Stato a decidere le politiche energetiche e quindi per lui l’interesse del Paese alle risorse energetiche ha legittimità a realizzarsi purchè nel rispetto delle metodologie più sicure e nell’adozione delle tecniche estrattive più moderne esistenti. Egli dice che le risorse idriche lucane non sono compromesse dalle estrazioni in sé, ma dai metodi estrattivi inaccurati e metodi di smaltimento dei sottoprodotti delle estrazioni da terzo mondo. Se le compAgnie usassero il Bat, ovvero le tecnologie più moderne e tutelanti, le faglie idriche non sarebbero compromesse. Il fato che in questi anni si siano tenuti gli occhi chiusi su queste cose, ha determinato la situazione che oggi ci allarma. Questa la sua tesi, contro la quale io, nella mia modestia di giornalista, eccepisco alcune considerazioni:

La prima è che questa strategia cronologica di esplorare ed aprire i pozzi subito dopo, è miope. Perchè un conto è conoscere le riserve preziose che stanno nel sottosuolo, altra cosa è sfruttarle in una situazione di mercato mondiale nel quale quelle risorse energetiche possono essere attinte altrove e a prezzi di mercato ancora abbordabili. Se la strategia internazionale era di rendersi indipendenti in caso di crisi o di conflitti,  Il sapere che le risorse ci sono non equivale a sfruttarle subito, ma anzi a preservarle per quando servono o quando diventano indispensabile. da qui la richiesta di moratoria che da molte parti della Basilicata si alza con forza.

La seconda è che, se i rapporti di forza tra una regione che controlla e le compagnie pertrolifere che operano, fossero allo stesso livello di diritti e doveri normati da leggi, le cose che sono avvenute nel passato e che hanno infangato …è il caso di dire.. la basilicata non sarebbero accadute. Non avremmo avuto vicende giudiziarie, alcune delle quali spaventano per la mano pesante che un sistema di potere ha adottato

La terza è che per i lucani l’acqua è più preziosa del petrolio. E’ la vera risorsa dalla quale dipende il futuro della Basilicata non solo per la vita ma amche per l’economia. Turismo ed agricoltura sono diventati settori pulsanti dellla capacità economica regionale e non possono soggiacere al rischio di un inquinamento delle falde. Dire come fa Achilli che basterebbe mettere scienziati di livello mondiale a monitorare i processi,  facendo dell’Arpab un grande centro di analisi e di ricerche, è esulare dal vero problema di compagnie che sono sorrette direttamente dai poteri dello stato e che trattano i loro processi produttivi con il segreto industriale . Ne sa qualcosa chi ha cercato di oltrepassare questi limiti.

Ecco perchè, io non credo alla Befana, credo invece ai miracoli e vorrei che i santurai dell’acqua venissero lasciati in pace, come luogo di meditazione e non come luogo di sopraffazione. Rocco Rosa ( in copertina il lago saetta , muro lucano, castelgrande)