E’ già scritto che da settembre la scuola entrerà nel caos, primo perchè non c’è uno straccio di strategia a livello nazionale, secondo perchè qualsiasi cosa si possa fare arriva tardi, e praticamente salterà gran parte dell’anno scolastico prossimo, se non tutto. O meglio non salterà perchè ,al solito, la palla passa a livello locale per il consueto scarico di responsabilità e già il Governo sta predisponendo una modifica al testo di conversione in legge del D.L. n. 22/2020 in cui troviamo nuove importanti deroghe al Codice dei contratti. In particolare, all’articolo 7-ter, comma 1, introdotto dalla legge di conversione è previsto che fino al 31 dicembre 2020, ai Sindaci e ai Presidenti delle Province e delle Città metropolitane, al fine di garantire la rapida esecuzione di interventi di edilizia scolastica, è consentito di operare con i poteri dei commissari straordinari, previsti per interventi infrastrutturali ritenuti prioritari, secondo la disciplina dell’art. 4, commi 2 e 3, del D.L. n. 32/2019 (Sblocca Cantieri), prevedendo al comma 1 specifiche deroghe al Codice dei contratti pubblici.
Viene stabilita, inoltre, al comma 2, la condizione risolutiva del contratto, in caso sopravvenga documentazione interdittiva e si disciplinano al comma 3 i casi di occupazione di urgenza ed espropriazione. Per ultimo, al comma 4, sono previste ulteriori funzioni a carico dei medesimi sindaci e presidenti di province e città metropolitane.
Si dice in pratica fate voi, ma solo per i lavori che sono bloccati . Qui invece la questione è diversa , ed è che se si stabilisce a livello nazionale che le classi debbono essere sdoppiate, ci vogliono non solo soluzioni di emergenza, ma anche capitoli di spesa nazionali che le consentano. E poiché qui non si tratta dell’emergenza terremoto e non è pensabile di piazzare prefabbricati, il tema semplice e unico è di trovare contenitori che possano provvisoriamente consentire lo sdoppiamento di classi, portando le sezioni delle scuole più affollate in altri contenitori, tra edifici vuoti o scuole che hanno perso molti degli utenti. In contesti più responsabili il Governo e le Regioni avrebbero già dovuto affrontare da tempo il problema, ma qui in Italia se non si arriva all’ultimo giorno utile no0n si fa niente. L’emergenza è culturale, mentale, propria di un paese che ha perso l’amministrazione resposabile.
Intanto la gente protesta.il 25 giugno l’Italia degli alunni e dei loro genitori scende in piazza portando un messaggio forte di “priorita’ alla scuola”.Chiedono esattamente le cose che da tempo avrebberop dovuto decidersi: drastica riduzione del numero di alunni, per rispettare le norme sul distanziamento, aumento degli organici per sopperire anche a questo spacchettamento e investimenti sulla sicurezza e sulla manutenzione degli edifici. Ecco è su questo che si affronta l’emergenza scuola. Rocco Rosa
