Sarà pure una verità scomoda per qualcuno ma la battaglia dei cinque stelle sulle concessioni autostradali è una battaglia sacrosanta perchè mira a chiudere una vera e propria fogna italiana, quel fiume carsico nel quale si muovono finanziamenti illeciti alla politica in cambio di generosi contratti che arricchiscono i privati chiedendo il minimo per il pubblico. E di concessioni tutte a sfavore del pubblico si possono riempire pagine di giornali nazionali e locali, il metodo è lo stesso ed i fini sono gli stessi. Basterebbe mettere a fronte in un foglio excell gli utili annuali e gli oneri spesi nell’anno per la manutenzione , per capire l’entità di un furto legalizzato grazie ad una cattiva politica che ha trovato in Berlusconi e Salvini una nuova forma di generosità dello Stato, a vantaggio dei ricchi e a spese di tutti gli altri. Affinchè non si pensi ad una strumentalizzazione politica, riporto la storia del decreto salva Benetton *. Una concessione trentennale di una autostrada, con contratto rinnovabile, non è come fittare una casa , con l’inquilino che deve accudire alla sola gestione ordinaria e il proprietario che deve accollarsi quella straordinaria. Gli oneri per la manutenzione straordinaria sono il vero cuore del contratto e questi oneri per il privato si sono ridotti al minimo, evaporati perchè poco vincolanti e ignorati dalla vigilanza pubblica. Qui non si demonizza l’istituto della concessione per magari accreditare il falso messaggio che il pubblico fa meglio del privato, ma si stigmatizza il comportamento omissivo e o complice di quei Governo che hanno firmato contratti così squilibrati, così sfacciatamente generosi verso il privato da sembrare correi nel furto ai danni del popolo Pantalone. E’ evidente che il tema irromperà nello scenario politico italiano già nel prossimo mese di gennaio , così come è evidente che su questo i cinque stelle sono disposti anche a fare una crisi ove Italia Viva , che già sta prendendo le distanze, dovesse mettersi di traverso.. E’ un tema forte e che ripulisce il viso di un Movimento che si era perso per strada, facendo alleanze innaturali e dimostrando scarse capacità gestionali. L’avevamo detto in tempi non sospetti che il Movimento cinque stelle per vincere doveva non fare niente e battere su un solo tasto: la moralità dei comportamenti, la lotta alla corruzione, la lotta alla casta. Purtroppo le mille cazzate fatte e dette in questi due anni hanno seppellito il grande progetto di bonifica delle istituzioni che era alla base del loro successo. Ecco perchè sulle concessioni si gioca il ritorno alle urne. Rocco Rosa,
L’8 aprile 2008: Prodi è al governo, mancano pochi giorni alle elezioni del 13 e 14 aprile, che vedranno la vittoria di Berlusconi sul partito Democratico, nato a ottobre 2007. Viene approvato il decreto legge 8 aprile 2008, n. 59. Si tratta di un decreto che riguarda gli obblighi europei e l’esecuzione di alcune sentenze della Corte giustizia della Comunità Europea.
Cosa c’entra con Autostrade? Nulla. Ma da qui in poi, cambia tutto.
“Otto maggio 2008: si insedia come premier di nuovo Berlusconi. Il suo alleato di governo è la Lega. 29 maggio 2008: arriva in Parlamento il decreto legge n. 59, ma in quel decreto viene ficcato nottetempo l’emendamento Salva Benetton (l’articolo 8-duodecies).
Il decreto diventa legge grazie al voto di Salvini e della Lega, mentre tutti i parlamentari del Pd votano contro. Il decreto è convertito in legge n. 101 del 6 giugno 2008, pubblicata in gazzetta ufficiale il 7 giugno 2008″.
Che cosa prevede la legge votata da Berlusconi e Salvini?
“Il governo Prodi aveva sì allungato la concessione ad Autostrade per l’Italia, ma obbligando i concessionari a rigorose verifiche periodiche. Con il voto della Lega e di Salvini, quell’obbligo di verifiche sparisce: rimane solo l’allungamento della concessione.
Se non ci si fermasse a leggere solo il titolo del decreto dell’8 aprile, si scoprirebbe che l’articolo 8-duodecies prevedeva l’approvazione per legge di tutte le nuove convenzioni con i concessionari autostradali già sottoscritte da Anas (proprietaria) con le società concessionarie (come Autostrade per l’Italia), ma che ancora non avevano ricevuto il parere favorevole di Nars, Cipe e 8 commissioni parlamentari. Compresa quella con Autostrade per l’Italia di cui tanto si parla in questi giorni.
Si aggiunga che questa convenzione, a differenza di tutte le altre, prevedeva il riconoscimento di aumenti tariffari annuali di almeno il 70% dell’inflazione reale, a cui andavano ad aggiungersi gli aumenti sugli investimenti in corso: cioè aumenti assicurati fino al 2038, indipendentemente dalla valutazione sulla qualità del servizio e la realizzazione degli investimenti”.
Un trattamento “che in base a un’altra norma di quel governo Berlusconi (articolo 3 comma 5 del dl recante ‘Misure urgenti anti-crisi per famiglie, lavoro e impresè) è stato esteso a tutte le altre concessioni, cancellando così una misura voluta dal governo Prodi nel 2006, che legava invece in modo stringente la possibilità di aumenti tariffari a qualità del servizio e investimenti realizzati”, si legge.
E ancora, “la norma approvata col voto di Salvini nel 2008 cancellava la possibilità, sempre prevista dalla riforma Prodi, di ottenere migliori condizioni per interesse pubblico sulle concessioni autostradali: se le concessionarie non accettavano le richiesta di miglioramento delle condizioni, Anas aveva titolo a revocare la concessione e metterla a gara”.
