“Regolare il dibattito pubblico in Italia sembrava impossibile- ricorda il ministro- oggi e’ realta’ perche’ il decreto e’ stato firmato. E’ la dimostrazione che non abbiamo paura delle nostre comunita’, dei nostri cittadini. Loro hanno una intelligenza che ci puo’ aiutare a migliorare le opere. Lo abbiamo fatto sbloccando il passante di Bologna, lo faremo in tutte le opere che hanno una rilevanza strategica”. Questi in sintesi i contenuti del testo: il decreto prevede che il dibattito pubblico si apra nella fase di elaborazione del progetto di fattibilita’ quando le alternative progettuali sono ancora aperte e il proponente puo’ ancora modificare il progetto. In particolare si apre sul Documento delle alternative progettuali e i risultati del Dibattito pubblico concorrono all’elaborazione del Progetti di fattibilita’. Il dibattito pubblico e’ obbligatorio per opere di una certa consistenza, tra i 200 e 500 milioni di euro a secondo della tipologia di
intervento. Il dibattito pubblico e’ obbligatorio anche su richiesta delle amministrazioni centrali (Presidenza del Consiglio e Ministeri), degli enti locali (un consiglio regionale, una provincia, una citta’ metropolitana, un numero di consigli comunali rappresentativi di almeno 100.000 abitanti) o dei cittadini (almeno 50.000 elettori). Il proponente e’ sempre libero di aprire un dibattito pubblico quando lo ritiene necessario. Giuseppe Digilio
