Ieri è stato varato uno degli  schemi applicati del Codice degli appalti che regola la partecipazione di cittadini e di associazioni, oltre che degli enti locali interessati, al dibattito preliminare sulla migliore fattibilità dell’opera con la raccolta di pareri preventivi e sopratutto la verbalizzazione delle soluzioni alternative proposte dalla comunità. E’ un pezzo di democrazia che si crea intorno ad opere che interessano la comunità, e quando l’opera è di notevole entità, questo dibattito preliminare diventa obbligatorio per legge. “Le opere devono essere utili e condivise. I territori debbono comprendere che attraverso le connessioni si sviluppano l’economia e opportunita’ di lavoro. Quindi infrastrutturare un aeroporto, portare una linea ferroviaria significa creare sviluppo. Ovviamente queste opere vanno discusse con i territori, vanno accettate dalle comunita’, perche’ sono al servizio delle comunita'”. Cosi’ il ministro delle Infrastrutture dei Trasporti, Graziano Delrio, che ha licenziato , da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il dibattito pubblico, lo schema di decreto per il Dibattito pubblico sulle Grandi Opere previsto dal Codice dei Contratti pubblici.
“Regolare il dibattito pubblico in Italia sembrava impossibile- ricorda il ministro- oggi e’ realta’ perche’ il decreto e’ stato firmato. E’ la dimostrazione che non abbiamo paura delle nostre comunita’, dei nostri cittadini. Loro hanno una intelligenza che ci puo’ aiutare a migliorare le opere. Lo abbiamo fatto sbloccando il passante di Bologna, lo faremo in tutte le opere che hanno una rilevanza strategica”. Questi in sintesi i contenuti del testo: il decreto prevede che il dibattito pubblico si apra nella fase di elaborazione del progetto di fattibilita’ quando le alternative progettuali sono ancora aperte e il proponente puo’ ancora modificare il progetto. In particolare si apre sul Documento delle alternative progettuali e i risultati del Dibattito pubblico concorrono all’elaborazione del Progetti di fattibilita’. Il dibattito pubblico e’ obbligatorio per opere di una certa consistenza, tra i 200 e 500 milioni di euro a secondo della tipologia di
intervento. Il dibattito pubblico e’ obbligatorio anche su richiesta delle amministrazioni centrali (Presidenza del Consiglio e Ministeri), degli enti locali (un consiglio regionale, una provincia, una citta’ metropolitana, un numero di consigli comunali rappresentativi di almeno 100.000 abitanti) o dei cittadini (almeno 50.000 elettori). Il proponente e’ sempre libero di aprire un dibattito pubblico quando lo ritiene necessario. Giuseppe Digilio