di Franco Cacciatore

Monsignor Giuseppe Gentile, per oltre mezzo secolo parroco di Ripacandida, scomparso nel 2005, si è portato dietro il suo grande sogno non realizzato: l’onore degli altari per Suor Maria di Gesù, morta il 18 maggio 1803, in odore di santità.
Don Peppino,come lo chiamava la comunità ripacandese, sin dall’inizio si è speso con studi, ricerche e pubblicazioni sulla religiosa, il cui corpo ad una ricognizione nel 1869, sessantasei anni dopo la morte, alla presenza di testimoni, veniva rinvenuto incorrotto. Già allora le premesse per un processo di beatificazione, purtroppo all’epoca furono chiusi molti conventi, compreso quello di Ripacandida.
Con il tempo se ne erano perse le tracce. Nel 1982, nel corso dei lavori della chiesa, a seguito del sisma del 1980, il parroco Gentile in un luogo cadente e piena di umidità, sopra l’architrave della sagrestia, rinviene una cassa in legno. L’apertura alla presenza del vescovo di Melfi, Vincenzo Cozzi. Grande la sorpresa e la meraviglia, all’interno il corpo della suora ancora integro. Don Peppino dirà poi che al momento si sparse un intenso profumo di rose. A due anni dalla sua scomparsa, sembrava concretizzarsi l’antica aspirazione con la costituzione di una commissione per avviare la canonizzazione di Suor Maria. Purtroppo non si andò oltre.

S. Gerardo Maiella

S, Alfonso de’ Liguori

Questa la premessa. La storia della religiosa tutta da raccontare per il suo particolare interesse, intessuta con quella di due grandi santi, Gerardo Maiella e Alfonso Maria de’ Liguori, entrambi della Congregazione del Santissimo Redentore. Al secolo Felicia Aràneo, era nata a Pescopagano nel 1725. Divenuta Suor Maria di Gesù a soli 16 anni svolse in suo apostolato in quella che era stata la casa natale, di proprietà della mamma Camilla Rossi di Ripacandida, sposata con il dottore Cesare Aràneo di Pescopagano. A trasformarla “in ricovero dignitoso e sicuro per figliuole che non potessero andare a nozze” lo zio Giambattista Rossi, arciprete in Ripacandida. A 26 anni era già priora di quel Monastero Carmelitano di clausura, che nonostante la sua giovane età, dirigeva “con mano sicura e con eccezionale fervore di spirito”, tanto da fare della nascente comunità “un centro di alta contemplazione religiosa, irradiante i suoi raggi luminosi su tutta la regione del Vulture”.


Cappella-delle-Carmelitane-Scalze-Ripacandida

Nella primavera del 1750 l’incontro con S. Alfonso, in visita al monastero, dopo una grande missione a Melfi. Di lei dirà: “Non avrei mai creduto di trovare un tale garofano sopra una rupe”. Nel dicembre 1751 con S. Gerardo da Muro Lucano, che tenne in Ripacandida una predicazione con il suo solito trasporto che lo portava a sollevarsi da terra. L’incontro, come scriveranno, “sarà come di due fuochi di riverbero, che agivano l’un l’altro e non sembravano che due serafini”.
Purtroppo per Suor Maria vennero momenti difficili. I Carmelitani di Napoli, che avevano la vigilanza sul monastero, ritennero la regola troppo rigida e si rivolsero al vescovo di Melfi, Mons. Pasquale Basta, per far “apportare delle mitigazioni”. La priora e le consorelle risposero con il rifiuto. Veniva nominato un Direttore Spirituale che imponeva l’isolamento. Suor Maria è smarrita, riesce a mettersi in contatto con S. Gerardo che la conforta e non può far altro che darsi “appuntamento in Paradiso”. La regola verrà modificata ma i Carmelitani infieriscono contro la priora. Per loro “una visionaria,vittima della sua fantasia e delle arti del diavolo”. Il vescovo Basta questa volta si oppone. Nomina in difesa della suora prima Padre Fiocchi, poi si rivolge proprio a Gerardo Maiella.

Ripacandida-ex-monastero.

Ed ovviamente tutto si appiana, il suo intervento provvidenziale. Così Suor Maria prosegue la sua opera, soprattutto di ispiratrice di numerose vocazioni. Da due giovani di Melfi, Mauro Morante e Michele Dimichele, al canonico Caselle di Rapolla, ad un magistrato di Lucera. Insieme “un continuo rivolgersi a lei di molti poveri d’anima”.
Per Suor Maria di Gesù, “vissuta nella pienezza di fervore religioso, obbedienza, carità e povertà” , ora non resta che realizzare il sogno di Don Peppino, riprendere quel cammino interrotto che porti ad un postulatore delle “sue virtù”.

 

Immagini: Mons. Giuseppe Gentile – Suor Maria di Gesù – S. Gerardo Maiella – S. Alfonso de’ Liguori – Il monastero oggi Municipio di Ripacandida – La Cappella delle Carmelitane dove è inumata la religiosa.