Approvata a maggioranza, lo scorso 29 dicembre dal Consiglio Comunale, l’istituzione della tassa di soggiorno a Potenza.

Inutile dire che la notizia ha scatenato ed alimentato il dibattito civico, politico ed imprenditoriale tra coloro che si sono detti favorevoli al provvedimento, sicuri che esso non inciderà in alcun modo sui flussi turistici in entrata e che rappresenti un giusto modo per fare cassa ed alimentare il pagamento dei servizi, oltre che esser reinvestito nello stesso settore turistico, e coloro che, invece, si sono mostrati perplessi o decisamente contrari o addirittura sarcastici verso un provvedimento che, a detta loro, scoraggerà sul nascere un piccolo ma costante movimento turistico che iniziava a vedersi nella nostra piccola cittadina.

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come crede e resto fermamente convinto che il dibattito civico rimanga linfa vitale necessaria per qualsiasi comunità cittadina e guai a volersi posizionare tra i disfattisti sempre e comunque da un lato o i tuttappostisti a prescindere dall’altro, laddove ritengo appunto che il confronto, anche se acceso ma democratico e civile, resti l’unica strada da perseguire per una crescita collettiva e condivisa della nostra e nella nostra città.

Quindi non so se l’istituzione del nuovo balzello si rivelerà essere una buona idea o meno, non so se e quanto renderà alle casse comunali – ma ritengo che chi l’ha proposto ed approvato abbia condotto uno studio in merito – ma le domande a cui credo convenga, una volta per tutte, dare una risposta sono: Potenza può essere una meta turistica? E se si, a che tipo o target di mercato turistico può e/o deve indirizzarsi affinché il turismo possa divenire una voce importante nell’economia cittadina?

Rispondendo sul primo punto, senza farci assalire da isterici ottimismi o deprimenti disfattismi, ritengo che Potenza possa essere una destinazione turistica a patto che, e rispondo alla seconda domanda, si riesca a immaginarla e delinearla in una “rete con i Paesi della provincia” – partendo dalle Dolomiti Lucane per arrivare alla Val D’Agri, dal Vulture e al Marmo Platano Melandro – ove funga da perno, da centro catalizzatore, puntando poi su un duplice aspetto: il Verde con i suoi Parchi da un lato (su tutti il Parco Fluviale del Basento, con in evidenza il nostro magnifico Ponte Musmeci, ma anche quelli monumentali come la Villa del Prefetto o il Parco di Montereale o la Villa Santa Maria o il Parco Baden Powell dove già si realizza un programma artistico e culturale di primo livello grazie alla Cooperativa Venere) e la capacità di pianificare, finanziare e realizzare grandi eventi (magari, almeno per alcuni, realizzati proprio nei parchi sopra citati), dall’altro.

In questo contesto, secondo me, ha senso poi chiedersi se i turisti visiterebbero o meno i nostri non pochi monumenti.

Perché pensare che un napoletano, un barese o un romano si facciano centinaia di chilometri solo per venire ad ammirare il Tempietto di San Gerardo (con tutto il rispetto ovviamente per il Santo) o la Chiesa di San Michele (che io trovo meravigliosa), denota un certo ottimismo leggermente deviato e poco attinente alla realtà.

Ma servono programmazione, pianificazione, professionisti e soldi da investire.

Senza scendere nella retorica o in sterili bla bla bla, ci sono?

Ovviamente il Comune di Potenza da solo può fare ben poco, considerando che occorre un gran lavoro di concertazione con la Regione e con tutte le realtà territoriali sopra citate.

Ma ribadiamolo tutti in coro: DA SOLI NON ANDIAMO DA NESSUNA PARTE.