La presentazione del libro è stata l’occasione, ieri sera, per ricordarlo, ad un anno dalla sua morte. Era presente Massimo D’Alema, la cui testimonianza ha avuto un aspetto duplice.
Da un lato, c’è stato il ricordo dell’amico, del sodale, del compagno di così tante battaglie, con dettagli precisi e sottili, nei quali mi sono molto ritrovata: la sua estrema generosità umana “con chiunque ed in particolare con gli amici“, la sua incredibile intelligenza pura e politica, la sua smisurata capacità di mediazione che “non era“, ha ricordato D’Alema “solo un tecnicismo, perchè era sostenuto da una visione, una strategia, ed un fortissimo senso dell’etica, della appartenenza a valori propri del comunismo, da cui entrambe venivamo, e che non
Poi però – come era forse inevitabile – il discorso ha sbrodolato, D’Alema si è allargato a vicende che non riguardavano affatto Antonio Luongo, perchè è scivolato fino ai giorni nostri, alla campagna referendaria, a renzismo ed antirenzismo, e con il consueto sarcasmo che probabilmente non vedeva l’ora di sfoggiare di fronte ad una platea così attenta e numerosa e (la sala del Park Hotel era strapiena) ha sferrato un bel po’ di colpi bassi ai sostenitori del Sì ed ha dato sfogo anche ad alcune antipatie personali, quella con Claudio Velardi su tutte. Sforamenti incontenibili anche dalla pur attenta moderazione di Lucia Serino, e tollerati sempre più a fatica sia dall’autore del libro, sia da molti presenti in sala, che hanno sottolineato con crescente malumore le stoccate e le divagazioni del Presidente. Qualcuno, potendoselo permettere, ha lasciato la sala anzitempo, e confesso lo avrei fatto anche io, se non avessi sperato fino al’ultimo in un raddrizzamento della barca, avventuratasi in acque così perigliose. Peraltro, resto dell’idea che non possiamo sapere quale posizione avrebbe preso il segretario del PD lucano di fonte al referendum costituzionale; possiamo immaginarlo con ragionevole approssimazione, ma non non saperlo per certo. E presumere di saperlo è – appunto – una intollerabile presunzione che Antonio non meritava, lui che già avrebbe bocciato senza appello, con una larga risata, una serata così solenne a lui dedicata.
Ugo Maria Tassinari in chiusura ha ricordato che il libro è in progress, che presto ci sarà un blog che raccoglierà i testi e i file audio delle interviste, e per tutti c’è la possibilità di mandare ancora foto, racconti, testimonianze e ricordi personali, e che probabilmente ci sarà una seconda edizione della pubblicazione.
Ecco, io coltivo la speranza che in occasione della presentazione della seconda edizione, proveremo a centrare la nostra attenzione emotiva ed affettiva su Antonio uomo e politico, con racconti dal vivo, o magari letture di pagine, o testimonianze audio o video.
Io volevo commuovermi, stasera.
Mi sono invece solo irritata (e piuttosto intristita).
