Ed a ragione il teatro è stato sempre considerato come lo specchio della vita di un popolo, nel senso che del popolo ha riportato visi, luoghi comuni, ironie, vicende, il grottesco, le paure e la temerarietà, la sfida ai potenti e la mansueta sottomissione, le consuete credenze, il ricorso alle massime e alle tradizioni. Esso per questo compie una funzione didattica e culturale, quando, nella manifestazione più eccelsa, mette in evidenza le brutture umane per condannarle e le eccellenti virtù per esaltarle. Saggezza e virtù che pervadono le forme più popolari di teatro, dalla commedia greca e romana, alle esperienze del Carro di Tespi, alla teatralità del Medioevo, a quella del Rinascimento e fino ai nostri giorni, della commedia dell’arte a quella dell’ambiente e oltre. La Basilicata annovera tra le sue risorse i tentativi di gruppi che hanno prodotto l’arte teatrale. A potenza in particolare, sin dai tempi più remoti, la voglia di fare teatro ha sempre mobilitato talenti lucani. Nel primo novecento la Filodrammatica di Potenza esprimeva il meglio della regione con un nutrito stuolo di attori, con la guida di Federico Gavioli.
“In attività dal 1968 con la commedia «XVIII agosto 1860: insurrezione a Potenza», autori La Rocca e Rutigliano, con quella del 1970 «Mbrugl’ a lu pagliare», del 1971 «Lu cuntratt d’ matrimonie», «Visciledda» del 1972, «Avenn … putenn … paenn …», di Gigino Labella del 1973, «Cose da pacc» del 1974 di Labella e Caianiello, ed altre …, questo gruppo non si è mai discostato da quelle che sono le autentiche connotazioni del nostro modo di vivere, della nostra mentalità e cultura.
La sobrietà, la vita semplice resa complicata dalle difficoltà create dalle autorità e dalle leggi, dalla cattiveria di quelli che ci circondano e dalla inclemenza del tempo e della natura, vengono in ogni lavoro teatrale, prodotto da questa compagnia, riportate sulla scena con brio e spontaneità.
Una società in trasformazione lenta ma inesorabile, da quella contadina e artigiana a quella dell’impegno e del terziario, a quella della fabbrica e del maggiore comfort urbano, a quella delle nuove tecnologie, che comunque si avvale degli ammaestramenti originali e ingenui dei padri, della religiosa e gelosa conservazione di caratteristiche, di usanze, di modi di dire e di fare, viene riportata in maniera integra sulla scena.
foto di copertina
Potenza, 30.XII.1952: Ninì Vaccaro, Emilia Di Gilio, Calogero Marchese, Wanda Bitetti, Orazio Gavioli,
Lillina Di Giglio, Nietta Montesano, Mariolina Marchisio, Aldo Viola, Gianna Grippo,
Edoardo Trillo, Mariolisa Ricciuti, Elena Negri, Fofò Colucci, Rocco Armento, Elio Lo Masto, Nicola Mattia.
