by ROCCO ROSA

Ci sono segnali  che indicano una controffensiva di un certo potere economico rispetto all’inchiesta di Potenza e tra questi brillano per solerzia alcuni organi di stampa che richiamano vecchie inchieste andate in fumo e inquirenti in vena di protagonismo che hanno scomodato inutilmente perfino gente di alto lignaggio. Si mira ad additare la Magistratura lucana di scarsa affidabilità, anche prendendo spunto da uno sfogo del premier Renzi rispetto a indagini che non arrivano in porto. La frase del premier era sibillina e pochi l’hanno capita, ma tanto è bastato perché i cani al guinzaglio del potere si scatenassero per tacciare di fuffopoli questa inchiesta. Che invece, per come è stata condotta, per i risultati che sta dando, e per le pentole che ha scoperchiate, si cataloga come uno delle più clamorose e robuste inchieste italiane di questi anni. Dove sono i soldi?,si chiede qualche giornale per accreditare la tesi che non c’è traccia documentata di corruzione  e che al più si tratta di errori compiuti da dirigenti e funzionari pubblici e privati. A prescindere che in tutti gli scandali di questi decenni di soldi non se ne sono mai trovati perché una legislazione superfavorevole permette ai corrotti di  nascondere il bottino ( e cercarlo,per la Magistratura, significa allertare forze, energie e consulenze di cui non può disporre) ,ma l’inchiesta di Potenza è esemplare proprio perché più che cercare il nome o i nomi che fanno sensazione, si è preoccupata di svelare un meccanismo perverso che sui rifiuti pericolosi ha lucrato pesantemente, fottendosene della salute, dell’ambiente, del ciclo alimentare, delle risorse idriche e di possibili disastri ambientali. Se la Commissione d’inchiesta ha ritenuto di correre in Basilicata subito dopo le prime risultanze dell’inchiesta, è perché ha capito che qui, nel nostro territorio, poteva arrivare a concludere i suoi lavori, attraverso l’ultimo capitolo di un giallo che svela i colpevoli ed il modo in cui hanno perpretato il delitto. Oggi sappiamo che un sistema imprenditoriale, Stato nello Stato, è più forte dello Stato legale e piega le istituzioni centrali e periferiche alle sue necessità operative, lecite ed illecite. Una impresa che si autocontrolla nella quantità delle estrazioni, nello smaltimento dei fanghi di perforazione, nel monitoraggio delle emissioni e nei sistemi di perforazione verticali, orizzontali o trasversali.  Quello che prima era oggetto solo di denunce singole e pesantemente censurate in tutti i modi e con tutti i mezzi, oggi passa dalle tesi “pseudoscientifiche” a clamorosi dati di fatto, ad una realtà incontrovertibile. E non è un caso che per la prima volta la Commissione d’inchiesta ha convocato Associazioni, esperti, e giornalisti che fino ad ieri declamavano, inascoltati, in pieno deserto.Oggi sappiamo tutto o quasi tutto del malaffare organizzato, che parte da Corleto o Viggiano ma si stende in tutta la regione ed in tutto il Sud. E sappiamo pure che da domani dobbiamo dare risposte su che cosa fare per evitare che questi comportamenti si ripetano.