CRONACHE DALLE ISTITUZIONI
Troppa manodopera proveniente dai Paesi comunitari, poca quella lucana ed italiana con ingiustificate diversità contrattuali e mancanza di tutela per la professionalità locale. Queste le forti criticità espresse dai responsabili dell’Ugl in merito alla situazione occupazionale di Tempa Rossa. A questo si aggiunge – hanno fatto rilevare – il fatto che le aziende stanno ritardando i pagamenti ai lavoratori locali da due mesi.
Il segretario generale Ugl Basilicata, Giovanni Tancredi, ha posto subito in evidenza il fatto che “la stragrande maggioranza della manodopera è straniera e che usufruisce di contratti più vantaggiosi soprattutto dal punto di vista temporale, rimanendo, per il resto, in vigore la strategia del rinnovo contrattuale trimestrale”.
Il responsabile Ugl del sito Total di Tempa Rossa, Rocco Magaldi, ha dapprima fatto la cronistoria dell’impianto, partendo dall’accordo tra Regione e Total per poi giungere alla Tecnimont, azienda appaltatrice dalla quale scaturisce un gruppo di aziende (Siges Spa, Parese Spa, Tc Impianti, Tecno Mec). “La realtà – ha specificato Magaldi – è racchiusa nell’anomalia che il 60 – 65 per cento della manodopera giunta è comunitaria, con un 20 – 25 per cento di lavoratori non stranieri specializzati già dipendenti delle aziende stesse. Dinanzi a questi dati appare assolutamente evidente la discrepanza con il numero di lavoratori sia lucani che provenienti dalle regioni limitrofe. Altro passaggio, nella miriade di cambi di rotta occupazionali, a maggio, con l’uscita di scena della Tecno Mec e della Parese Spa e la Siges capofila. E la serie di cordate non finisce qui. Alla luce dei vari mutamenti – sottolinea Magaldi – resta il gioco delle scatole cinesi che vede persone comunitarie vivere in case affittate dalle aziende ed in possesso di carta di identità italiana . 2000 circa i dipendenti di cui il 70 per cento comunitari, il 10 per cento lucani ed il restante 20 per cento italiani. Il fatto eclatante è che gli stranieri all’inizio sono partiti con un contratto di 6 – 8 mesi, per poi arrivare a contratti di tre o due mesi. Il contratto dei locali, viceversa, prevede una settimana, 15 giorni, 1 mese, 2 mesi al massimo. Quello che diviene una vera grave discriminante – sostiene Magaldi – è il ritardo, lo ribadisco, nei pagamenti ai locali e la mancanza, ancora una volta, di tutela per la professionalità di questi ultimi, professionalità ben presente in regione. Allora – conclude – non si guarda o non si vuol guardare, intanto i lavori procedono, sono secondo le stime ufficiali intorno all’80 per cento e la situazione non migliora. Nessuno prende le sue responsabilità denunciando uno stato di fatto a dir poco precario. Manca del tutto il controllo e con l’avanzare dei lavori chi andrà per primo a casa sarà il lavoratore lucano. Il problema non sta nella qualità della prestazione, piuttosto in una scelta consolidata di rivolgersi a personale comunitario nell’ambito di un turn over aziendale a dir poco inconsueto. Per conto nostro siamo pronti a confrontarci con gli altri sindacati, rivedendo gli accordi non mantenuti ed evitando l’ormai obsoleto gioco delle tre carte”.
Foto Emiliano Albensi/LaPresse
04/04/2016 Corleto Perticara (PZ)
CronacaPetrolio: inchiesta Eni e Total in BasilicataNella foto: il deposito di Tempa Rossa, di proprietà della Total
