CATERINA ARRIGONI

‘Chi ha tempo, non aspetti tempo’

L’ho sentito dire tante volte, ma solo ora  comprendo davvero l’importanza di questa frase.

Il  tempo trascorre senza chiederci il permesso, misura i nostri movimenti, l’ evoluzione del nostro corpo e della nostra mente, e ad un certo punto ci ferma, per sempre.

Da giovani ci sembra di averne tanto, ma scorre veloce, da vecchi ne abbiamo poco, e ci sembra che scorra più lento.

Quanti filosofi e scienziati hanno parlato del tempo, alcuni ne hanno negato l’esistenza, altri lo hanno distinto in umano e universale, Einstein addirittura ci ha imperniato la ‘Relatività’,  una delle teorie più rivoluzionarie della fisica moderna.

Ma, per noi che viviamo una vita di comuni mortali, che cos’è questo ‘tempo’, che un po’ ci allieta e un po’ ci addolora, che ci addormenta per l’eternità?

Quello che noi consideriamo ‘tempo’, si basa sulla nostra esperienza quotidiana, sul trascorrere degli eventi, una forza inarrestabile, che ci accompagna dalla culla alla morte.

E noi umani, che viviamo solo di eventi materiali , che abbiamo bisogno di sapere dove andare, in quale spazio vivere, come e quando nutrirci, quando lavorare e quando riposarci, noi abbiamo bisogno del tempo, di scandirlo bene, perché senza il tempo, noi non  ci muoviamo, non viviamo.

Ma  commettiamo un errore: non viviamo il tempo della natura, della rotazione terrestre, no, noi anticipiamo, siamo contro natura, siamo sempre ‘ di fretta’, non padroni ma schiavi del tempo, oppressi e condizionati dagli  eventi, che ci obbligano al rispetto del loro tempo.

Così, questa forza ci stringe e ci costringe in spazi che sono come una prigione, in cui perdiamo sia la libertà di scegliere cosa fare, che il tempo per fare quello che ci piace.

I tempi si accavallano e mancano gli intervalli.

E senza intervalli, ormai  non ci sono più filosofi ne’ poeti né scrittori, e non ci sono teorie, ne’ poesie, né racconti di altre vite, non c’è cuore e non c’è anima, non c’è il tempo per meditare, per immaginare e per sognare.

Gli intervalli giacciono lì, negli scaffali più alti delle nostre librerie piene di romanzi, enciclopedie, testi filosofici e matematici.

Lassù il tempo si è fermato, in quelle pagine ingiallite, in tante parole, in scolorite immagini lì dove c’è una parte della nostra vita, delle ore passate a leggere senza paura del trascorrere del tempo, senza temere di non fare in tempo. E’ forse quello il senso dell’eterno, domani noi non ci saremo, ma quelle parole, quelle immagini, quei personaggi  sopravvivranno, lì sopra quello scaffale!