Di Nicola Pascale *

È un’opera collettanea, realizzata con il contributo di studiosi ed esperti, in occasione del decennale (2013/2023) di vita della Sezione lucana dell’Accademia Tiberina. Il titolo Terre Lucane compendia, con la varietà delle tematiche e l’acutezza delle riflessioni, secoli di storie e di vita, di genti e di popoli, abitatori di luoghi, borghi, civiltà, valli, fiumi, coste che spesso, più di quanto si possa sapere, hanno anticipato idee e azioni, generative di innovazione e progresso. Arricchita da un indice dei nomi e dei luoghi, Terre Lucane è un tributo concreto alle istituzioni, alla società, all’economia, alla religione, all’arte, alla cultura e alla natura, che attraverso millenni hanno plasmato la vita di uomini e donne, giovani e anziani, colti e incolti, immigrati ed emigrati, sudditi e regnanti, fedeli ed infedeli, in una sorta di melting pot ante litteram. Una società cosmopolita che, nei fatti, lungo l’arco di secoli, attraverso culture e storie diverse, ha costruito nel tempo una identità condivisa, favorendo la convivenza di vari gruppi etnici: enotri, magnogreci, lucani, italogreci, longobardi, bizantini, normanni, svevi, aragonesi, etc. Amalgama mirabile che ha generato con graduali e sofferti adattamenti la gens lucana, i cui tratti identitari inconfondibili – da custodire e difendere pur in una società sempre più globalizzante e omologante – richiamano i valori, tra gli altri, di laboriosità, lealtà, saggezza. Il volume, pur conservando i necessari canoni scientifici della ricerca e del rigore metodologico, affronta le trattazioni con eleganza stilistica e chiarezza espositiva, in tutti i 19 saggi, in cui si articola e si sviluppa. Il primo di essi (pagg. 13-40) La Lucania culla della Scuola Medica Salernitana, redatto da Mario, Aniello e Marco Ascolese, che, da validissimi studiosi e ricercatori esperti, in una sorprendente triade operativa, indagano con riconosciuta padronanza le origini della Scuola Medica Salernitana, collocandone la nascita prima a Velia poi a Paestum e successivamente a Salerno. Ricchissimo il corredo di immagini e note di indubbia scientificità. Il secondo saggio Il culto della Madonna nera in Lucania (pagg. 41-54) di Giuseppe Balena, apprezzato simbolista e valido ricercatore, riguarda tale culto, snodandosi attraverso considerazioni generali ed elementi simbolici, con l’estesa e dotta trattazione del culto in Lucania riferito alla Madonna della Bruna di Matera e alla Madonna Nera del Sacro Monte di Viggiano (PZ). Pregevoli sono i richiami culturali e antropologici alla Madre Terra e alle divinità precristiane. A seguire (pagg. 55-67), il saggio Giornalismo lucano e democrazia dello scrittore e saggista Gianfranco Blasi che indaga, con dovizia di particolari ed acume investigativo, l’antifascismo militante e il desiderio di libertà di Giuseppe Chiummento, che dal 1919 al 1925, fondò e diresse il quotidiano La Basilicata, su cui scrisse tra gli altri anche un giovane Leonardo Sinisgalli. Il quarto contributo (pagg. 69-82) La medicina di Pitagora e la farmacia federiciana tra storia, arte e farmacopea reca la firma di Rocco Carbone, apprezzato studioso e stimato poligrafo. Il suo scritto spazia dalle preparazioni e formule galeniche a Federico II di Svevia e alla nascita di una nuova professione sanitaria: il farmacista, riportando alcune interessanti immagini delle farmacie storiche in Basilicata. L’evoluzione dell’agricoltura in Basilicata dopo l’unità di Italia: aspetti organizzativi e culturali (pagg. 83-107) di Antonio Sergio De Franchi ripercorre con padronanza e rigore le principali tappe del mondo agricolo: dalle forme organizzative, all’associazionismo, alla proprietà della terra, alle lotte contadine, alla bonifica e riforma agraria, agli istituti agrari, ai centri di ricerca e all’università. Il sesto saggio (pagg.109-126) Lineamenti socioeconomici sulla Lucania, dalle origini agli inizi del XX secolo è stato scritto da Giuseppe D’Elia, valente studioso di economia, che risalendo alla colonizzazione magnogreca delle nostre coste, con analisi puntuali, attraversa le varie epoche vissute dai nostri territori fino al viaggio-visita di Giuseppe Zanardelli del 1902 in Basilicata. Emergono fatti ed esperienze rimarchevoli che connotano positivamente la Lucania, pur nelle ben note difficoltà vissute da questi popoli. A Marilena Di Grazia è attribuito il settimo saggio (pagg.127-133) Tolve tra storie e racconti. L’autrice, appassionata studiosa, traccia l’evoluzione di Tolve, in provincia di Potenza, dalla protostoria alla contemporaneità con dettagliate analisi delle fonti archivistiche e bibliografiche. Il successivo contributo (pagg. 135-159) L’emigrazione lucana nell’Africa mediterranea è di Anna Maria Di Tolla che ripercorre con sapienza e rigore metodologico, attraverso fonti di ricerca e dati, le varie fasi dell’emigrazione lucana dopo l’unità di Italia in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, allegando significative tabelle di sintesi. A Cristina Florenzano è attribuito il nono saggio Sulle precondizioni dello sviluppo democratico in Basilicata. Le origini della tecnocrazia (pagg.161-182). Avvalendosi di adeguati percorsi di studio, l’autrice traccia, con puntuale disamina e rigore ricostruttivo, l’evoluzione del contesto democratico in Basilicata, dopo l’unità di Italia, soffermandosi sulle caratteristiche del sistema politico lucano approdando nell’alleanza liberal-socialista-democratica. Il decimo saggio (pagg.183-208) Presenza Francescana e iconografia di San Francesco in Basilicata è redatto da fra’ Domenico Marcigliano, appartenente alla Provincia Religiosa dei Frati Minori Salernitano-Lucana, di cui è responsabile dell’Ufficio Arte e Cultura. È una meticolosa e coinvolgente rassegna di grande interesse storico-artistico-devozionale riguardante uno dei maggiori santi della cristianità. Le direttrici stradali e ferroviarie ai confini delle province di Potenza e Salerno, undicesimo saggio (pagg. 209-238), è di Michele Marsico, apprezzato ricercatore e studioso, autore di numerose opere storico-letterarie. Egli indaga con ricerche puntuali e osservazioni sul campo le coordinate geografiche, partendo dal Vallo di Diano e dalla sua bonifica, la viabilità (SS.19 delle Calabrie) e la Ferrovia Sicignano degli Alburni Atena-Lagonegro, inaugurata fra il 1866 e il 1892. Numerosi e interessanti gli atti e i documenti riportati che evidenziano ancora una volta gli storici ritardi nella realizzazione di opere necessarie allo sviluppo delle nostre Terre. Il dodicesimo saggio (pagg. 239-252) Donne e Poesia nella Lucania estesa. Un profumo di gelsomino e di libertà è di Annamaria Molinari che con rara sensibilità e abile perizia descrittiva traccia una felice sintesi delle donne-poetesse da Aurora Sanseverino ad Isabella Morra, fino alle compositrici più vicine a noi. Emerge dal testo il legame indissolubile fra sofferenza, fragilità, bellezza, amore e resilienza. Nicola Pascale esplora Il Culto di Santa Sofia e la sua diffusione in Lucania nel tredicesimo saggio (pagg. 253-263). L’autore, che è anche curatore del volume, ricostruisce attraverso ricerche ed indagini non sempre agevoli, la vita, il martirio, l’origine del culto, l’iconografia, i patronati e le reliquie. Attraverso uno studio accurato, fa risalire a Santa Sofia una confraternita, una dinastia di baroni e l’antica varietà di vite. La pietà popolare, l’eredità religiosa, la profondità devozionale e la diffusione geografica pongono ancora Santa Sofia nel novero delle maggiori santità della Chiesa Cattolica e di quella Ortodossa. Due storie di emigrazioni, quattordicesimo contributo (pagg.265-278), è del giornalista Leonardo Pisani. Nella prima storia descrive l’incontro in Belgio fra il pugile friulano Primo Carnera e lo scultore lucano Francesco Libonati. La seconda storia narra un episodio realmente accaduto al pugile potentino Franco Blasi, emigrato in Francia alla fine degli anni ’50, che per combattere in Belgio si finse muto. Emigrazione, figlia della perenne mobilità umana, è ancora cosparsa di dure lotte e immense fatiche per conquistare una dignitosa condizione sociale. Emma Russo Carrara è l’autrice di “Lucania ‘61”Il coraggio di esistere, quindicesimo saggio (pagg. 279-288). Esperta ed apprezzata storica dell’arte, descrive ed illustra doviziosamente Lucania ’61, il dipinto di grandi dimensioni (18,50 x 3,20 m.) di Carlo Levi, esposto nel Palazzo Lanfranchi a Matera. In esso, nella memoria storica del mondo contadino, coesistono storia e magia, superstizione e scetticismo, religione e incredulità, mistero ed evidenza. Tuttavia, è un mondo intriso di sentimenti e valori profondi, autentici, che nell’opera diventa il simbolo di una umanità che aspira e merita giustizia e libertà. Il sedicesimo saggio La via del grano dal Sele al Bradano, da Eboli a Matera (pagg. 289- 296) reca la firma di Leonarda Rosaria Santeramo, stimata ricercatrice e autrice di pregevoli pubblicazioni. Indaga con spirito critico il ritardato processo di modernizzazione del Mezzogiorno e la mancata realizzazione di una efficiente rete di strade rotabili, imputabili, almeno per il XVIII secolo, al perdurare del sistema feudale e al persistere della mentalità latifondista. L’arrivo sul trono di Napoli di Carlo III e l’inchiesta Gaudioso del 1735 da lui disposta sulle condizioni del Regno rappresentarono una svolta nel lento processo riformatore. In tale contesto va inserita l’opera del marchese di Valva nella costruzione della strada di Matera, detta via del grano, che partendo da Eboli attraversava i territori di Campagna, Oliveto, Colliano, Valva, Laviano, Castelgrande, Muro, Bella, Atella. Rosanna Sassano è l’autrice del diciassettesimo saggio (pagg. 297-301) dal titolo Il monachesimo bizantino in Val d’Agri. La ricerca ben documentata è incentrata sulla presenza dei monaci bizantini nell’Italia meridionale con particolare riferimento al monastero di Sant’Angelo in San Chirico Raparo, che conobbe un periodo di splendore fra l’XI e il XII secolo. Nel XVIII secolo l’abbazia fu abbandonata e subì vari danni a causa dei terremoti del 1857 e del 1930. Traspare, con estrema evidenza, la grande influenza in campo sociale, agrario e culturale esercitata dai monaci italogreci nelle nostre Terre. Uno sguardo al passato è il diciottesimo saggio (pagg. 303-314) di Pasqualina Satriano che da attenta studiosa riporta il Diario di un sessantacinquenne rotolato al di là della cortina di paglia ove Cristo si fermò, di Antonio Fiordelisi. È un interessante testo diaristico ricco di aneddoti, di scene scolastiche e domestiche, in un contesto rurale della Calabria ionico-cosentina agli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso. È la preziosa memoria di un mondo dissolto. Federico Valicenti è l’autore de Il mio Pollino, diciannovesimo ed ultimo saggio, disposto in rigoroso ordine alfabetico, rispettando il cognome degli autori (pagg. 315-328). L’autore, stimato divulgatore della cultura lucana anche attraverso la pubblicazione di libri e guide di successo, tributa al suo Pollino un corposo e significativo omaggio che si snoda fra natura, fede, economia, sapori e tradizioni, che hanno permeato la sua vita sin dalla nascita. Rappresenta magistralmente il Pollino come uno scrigno autentico ed inesauribile di sorprese fantastiche, angoli incontaminati ed opportunità inespresse, a disposizione di una umanità che lì potrebbe ritrovare sé stessa. Il testo si avvale della pregevole prefazione di Antonio D’Andrea, Segretario Generale dell’Accademia Tiberina di Roma, che, con la consueta autorevolezza, focalizza la ragione essenziale di Terre Lucane: far emergere un pensiero lucano, pur se diluito e rapsodico, che ha tentato, nella discontinuità, di trasformarsi in un sistema teorico-dottrinario compiuto e duraturo.

*Presidente Accademia Tiberina – Sezione della Lucania