Ritorna a tremare, di notte. Quando succede, l’attenzione di tutti va sempre verso le categorie più fragili, quelle che non hanno gli strumenti per difendersi, i vecchi, le donne, i bambini. Già, i bambini. Noi grandi lo conosciamo già, chi ci è passato direttamente ma anche chi lo ha visto o ne ha sentito parlare da amici e parenti che ci sono passati, e se possono raccontarlo è già una fortuna. Ma i bambini no. Non lo conoscono quel mostro che fa il boato, e non hanno ancora sentito niente sul suo conto. Già, perché i dolori forti a loro si nascondono, i bambini vanno preservati dall’Apocalisse. I grandi pensano che quello è il modo di non traumatizzarli, e quando succede, quelli non sanno cos’è, ma avvertono che è una minaccia talmente grande da non riuscire a dargli nemmeno un nome.
E invece no.
Devono sapere, anche loro. Devono saper riconoscere cosa accade sotto i loro piedini felici e spensierati. Devono essere abituati a capire in che luogo meraviglioso e fragile sono nati, devono poter capire, anche se fanno soltanto le scuole elementari, come comportarsi quando accade quella cosa che tutto muove, che tutto cancella, che tutto cambia e molto distrugge e costringe ogni volta i grandi a fare una cosa che i grandi sanno fare bene, perché glielo ha insegnatola storia: ricostruire.
Seduti in quei banchi devono invece sapere, gli occhi attenti e vispi come solo quelli dei bambini sanno essere, e non glielo deve solo raccontare la maestra, ma devono anche vedere – certo, non mentre accade l’Apocalisse, ma quando tutto sembra tranquillo e il cervello lo può capire meglio -, devono vedere delle immagini, devono capire che quella cosa lì ha un nome e tanti cognomi sfortunati messi in fila quando fanno la conta.
E non è solo l’esercitazione che devono imparare a fare, non solo simulare come comportarsi quando succede quella cosa. E’ che, a un certo punto e con tutte le cautele del caso, i loro piccoli occhi devono capire cosa succede alla terra e a queste meravigliose costruzioni che chiamano case, e comprendere, con gli strumenti che hanno a loro disposizione, come tutta quell’Apocalisse si può arginare, come se ne possono diminuire gli effetti devastanti.
Perché in mezzo a quei banchi innocenti, siederà un bambino distratto e svogliato, ma sveglio, forse quello sarà il prossimo presidente del consiglio, o qualunque amministratore pubblico, e quando diventerà grande sarà cresciuto sapendo di cosa è fatto questo paese sia in superficie che ne sottosuolo, e non penserà a fare le grandi opere a volte inutili, non penserà a cambiare delle cose che funzionano, ma forse penserà a fare una cosa, una sola cosa, che deve essere insegnata a tutti i bambini che possono diventare grandi con un pensiero chiaro nella testa. Perchè, un giorno, quando era ancora un bambino, una maestra accorta e suoi genitori gli hanno fatto capire che di una cosa questo paese meraviglioso e fragile ha drammaticamente bisogno: salvaguardare la bellezza.
