di IDA LEONE

Il viaggio fino a Charlotte, North Carolina e’ buono, lungo e noioso come tutti i voli intercontinentali. A Charlotte, il nostro volo per St. Louis e’ dato in orario.
Poi, ritarda di 15 minuti.
Poi di un’ora, poi di due.
Ve la faccio breve: alla fine il ritardo complessivo sara’ di quattro ore, che ci fanno giungere a casa a notte fonda. Il motivo? Il nostro aeromobile e’ arrivato in enorme ritardo a Charlotte, perche’ a sua volta dirottato per il maltempo, fulmini in quota, una roba cosi’. Al momento di ripartire – non scherzo – non si trovava piu’ il comandante. Non si e’ capito bene se il poveretto aveva inteso che la giornata era finita, e se ne era tornato a casa sua, o se era sgattaiolato via approfittando della confusione. Riacciuffato per le mostrine dopo un’ora, si e’ rimesso alla cloche e come santa Brigida ha voluto siamo arrivate. Per me, italiana, l’effetto piu’ strabiliante di tutto questo e’ la reazione degli altri malcapitati passeggeri come noi. Immobili, seri, rassegnati, alcuni scherzano, anche quando ci fanno cambiare due volte terminal per tornare poi a quello originario, come nel gioco dell’oca. Nessuno sbraita, nessuno da’ la colpa al governo o agli immigrati, nessuno prende il personale per la camicia urlando “Lei non sa chi sono io!!”, non fanno capannello davanti al banco informazioni urlando tutti insieme, e tutte le amenita’ cui siamo abituati. Nemmeno davanti al surreale annuncio, dato con grande serieta’ “Saremmo pronti per l’imbarco, ma non troviamo piu’ il comandante”. Che tempra.

E cosi’, eccomi qua. La mattina dopo andiamo a fare la spesa in una catena di supermercati del luogo, e come sempre resto abbacinata dalla immensa varieta’ di schifezze che e’ possibile acquistare. Di ogni prodotto c’é un miliardo di combinazioni, e l’impresa di gran lunga piu’ complicata e’ trovare qualcosa che non sia addizionato con qualcos’altro. Ad esempio, una bottiglia di salsa di pomodoro che non contenga anche basilico, prezzemolo, aglio, aromi vari, carni tritate o intere, piante di pomodoro liofilizzate, cadaveri dissossati. Dall’Italia e’ giunta Ferrero, con barattoli di Nutella plastificati, Barilla con Mulino Bianco (novita’ assoluta, pacchetti minuscoli di Galletti cari come il fuoco) e Barilla pasta. C’e’ un buon numero di varieta’ di pasta, anche se la ricerca e’ complicata dal fatto che chissa’ perche’ i formati hanno nomi diversi. Le pennette sono diventati misteriosi “mostaccioli”, per dirne una. Fino alla scoperta dell’orrore puro.

Quella che vedete in foto e’ la mostruosa ultima novita’: pasta che viene messa in acqua FREDDA, e li’ lasciata cuocere fino a che non la assorbe tutta (VENTI-TRENTA minuti) e poi puo’ essere condita con salsa in barattolo venduta in combine. Barilla, amico mio. Perche’ mi fai questo?

Col cuore gonfio di patriottica pena torno a casa, mi stendo e il jet lag ha il sopravvento. Mi addormento. Vengo svegliata da un rombo troppo simile a quello di un terremoto per non farmi saltare in piedi col cuore a mille. E’ in corso una furiosa bufera di vento e pioggia. I muri tremano per i tuoni, in giardino volano sedie e ombrellone, la casa sembra voler essere scoperchiata dalle fondamenta. Sono piuttosto spaventata, anche perche’ sono sola. Sarei tentata di mettermi sotto al letto come fanno i cani, ma mi limito a chiudere bene porte e finestre e sperare che passi, mentre intanto intanto mi passano davanti tutte le scene catastrofiche di tornadi e fortunali del cinema americano. Poi il temporale se ne va, per fortuna, senza troppi danni. Piu’ tardi, uscendo per andare a cenare, ci renderemo conto che moltissimi rami sono stati strappati dalla furia del vento, alcuni alberi sono caduti interi schiacciando macchine in sosta (speriamo solo quelle). Tutto, in questo Paese e’ un po’ piu’ grande che altrove.

Anche il verde pubblico qui ha una ampiezza strabiliante, e strabiliante e’ la cura con la quale viene tenuto. Un lungo susseguirsi di viali alberati, parchi, giardini, bosco, tutto sempre perfettamente rasato, potato, mantenuto, ripiantato dopo il gelo invernale. Qui i PAZ non avrebbero nulla da fare. Forse e’ per questo che mediamente gli americani sono gente rilassata e disponibile al sorriso e alla socialita’. Avere sempre davanti tutto questo verde rilassa, riempie il cervello di ossigeno e predispone al contatto umano. Anche se ho imparato a mie spese che la bolla di privacy, ovvero la distanza fisica minima che per buona educazione deve esserci fra gli individui e’ qui piu’ ampia che in Europa. In coda al supermercato, mia sorella mi tira indietro perche’ per gli standard americani sono troppo addosso a chi mi precede. Chissa’ che penserebbero, nei pullmann di Roma all’ora di punta.

Domani, puntata monografica sul parco J. Francis.