Il Post di Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE , del primo febbraio 2025: “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale, Liste di attesa interminabili, Pronto soccorso affollati, impossibilità di trovare un medico di famiglia hanno un comune denominatore. La carenza di professionisti sanitari, la loro disaffezione e il progressivo abbandono della sanità pubblica” …ci appartiene molto.
ARMANDO TITA*
Da vecchio Sociologo ULSSS “Unità Locale dei Servizi Sociali e Sanitari” 1978/82 (notare le tre “esse”), vorrei pregare il caro Assessore alla Salute Cosimo Latronico, uomo preparato e motivato, che ha vissuto da “cooperatore” le belle stagioni della Regione Basilicata, di rileggere e riprendere i vecchi Piani e la bella programmazione socio-sanitaria degli anni ottanta, impreziosita dalla concreta interlocuzione con l’Emilia Romagna e dal “tocco” del brillante dirigente Dr. Donato Grieco, già D. G. del Crob di Rionero, uomo di grande cultura e di immensa sensibilità, prematuramente scomparso cinque anni fa. Una programmazione che accresceva il ruolo della partecipazione dei cittadini ai servizi pubblici socio-sanitari regionali. Partecipazione, tra i bisogni dei cittadini e la concreta coesione tra realtà sociale e realtà politica, in perfetta sintonia con la 833/78 della magnifica Ministra della Sanità, Tina Anselmi.
Tina Anselmi , la Tina vagante, la più grande Ministra della Sanità che l’Italia abbia mai avuto. La Ministra della Sanità vilmente ignorata durante la disastrosa stagione del Covid, da Ministri e Politici smemorati, carenti di sensibilità umana e politica. La Ministra della Sanità per eccellenza, grazie alla cui determinazione il 23 dicembre 1978 nacque la legge 833 e il Servizio Sanitario Nazionale. Tributi sinceri e obiettivi mai dati a una donna coraggiosa, non manovrabile, amica di Pertini, che la volle alla Presidenza della Commissione Parlamentare P2. Donna ostacolata da fuori e da dentro, nel suo partito, la DC, che alla fine la mise cinicamente da parte , facendone addirittura oggetto di scherno (2004). Peraltro dietro alla firma dell’Anselmi sulla legge 833/78 si possono intravedere i diversi tempi della Storia unitaria del nostro Paese. Il trapassato remoto dell’Italia liberale falcidiata da malattie infettive, a cui il 22 dicembre 1888 (esattamente novant’anni prima del varo del SSN) Francesco Crispi diede la prima legge sulla Tutela dell’Igiene e Sanità Pubblica. Il passato remoto dell’Italia giolittiana e fascista che lasciò invariata l’ossatura del Crispi con medici condotti e ufficiali sanitari di prim’ordine. Il passato prossimo dell’art. 32 della Costituzione italiana: “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti “. E’ una norma così rivoluzionaria che l’Italia, prima nazione a riconoscerla in Europa , aspetta trent’anni per applicarla. Sono gli anni settanta in cui si concentra l’attività ministeriale della Tina Anselmi, Ministra della Sanità e Ministra del Lavoro, anni di piombo e di stragi ma anche dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/70), ispirato da Dossetti e voluto dai socialisti Brodolini e Giugni e dal democristiano Donat Cattin. “Statuto dei lavoratori” tanto avversato dalla CGIL e mai votato dal PCI, salvo poi diventare ipocritamente il loro cavallo di battaglia con il celeberrimo art. 18. Sono gli anni delle più grandi conquiste sindacali che la Storia della Repubblica italiana ricordi. Sono gli anni della legge 903/77 meglio conosciuta come Legge Anselmi sulla Parità di Trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Sono gli anni dei mega progetti e delle ricerche epidemiologiche tese a difendere la salute pubblica e proteggere il cittadino con interventi efficaci attraverso i primi screening di massa. Nasce la progettualità sistemica nei Servizi Sociali lucani. Nascono i Comitati di Partecipazione in seno ai Consultori familiari…oggi tutto ignobilmente evaporato. La totale assenza di interventi sistemici ed economici duraturi negli odierni servizi sociali lucani stanno creando il deserto intorno agli ultimi, ai neet e agli adolescenti . Al contrario assistiamo alla crescita esponenziale di tante dirigenze/ombre. Ombre giganti in una Sanità lucana senza bussola. Una seria analisi costi-benefici s’impone dopo gli ultimi interventi della Corte dei Conti. Abbiamo assistito nel passato a una sorta di gioco dei quattro cantoni, sono state cancellate le ULSSS dotate di capillare Medicina territoriale e di importanti Presidi Ospedalieri, arricchiti dalla bella vivacità “multidisciplinare” dei Consultori Familiari, per creare le “elefantiache” ASP e ASM e i cosiddetti “Distretti sanitari”, autentici gusci vuoti. Il gioco dei quattro cantoni esasperatamente praticato in Basilicata non ha mai fine. Si taglia e si ricuce a dismisura aumentando le sole “dirigenze”. In questi ultimi anni sono spariti i progetti pubblici e del privato sociale contraddistinti da approcci olistici che nella loro interezza “sbrogliavano” pure le complicate complessità relazionali. Del congruo finanziamento di 11,1 milioni di euro dello scorso maggio 2022 legato al PNRR e all’inclusione sociale per soggetti fragili e vulnerabili non abbiamo più contezza, si sono perse le tracce. Giungono voci su diciotto ipotetici interventi progettuali in totale oblio. Spero tanto di essere smentito Spero che siano stati attivati e che non si riducano a superficiali problemi di socializzazione mai verificati sul campo o a confusi bisogni derivanti dalla generica appartenenza ad un’età …della serie “copia e incolla” . E’ arrivato il tempo per i direttori generali di ASP e ASM e per i dirigenti dei Distretti sanitari di assumere un autentico ruolo responsabile con una seria programmazione sociale che langue da decenni. E’ arrivato il tempo di “sostanziare” i servizi sociali lucani sempre più svuotati di progettualità. Sono fermamente convinto che i miei ex colleghi sociologi (“razza” in via di estinzione) non amino “ciondolare”, oziare e bighellonare nelle strutture socio-sanitarie senza uno scopo ben preciso, anzi prediligono il dinamismo, la vitalità e, soprattutto, la “sociologia per la persona” con i suoi riferimenti imprescindibili alla struttura sociale e culturale. In questo quadro desolante aumenterà sicuramente il disagio sociale, i giovani lucani continueranno a fuggire e le culle saranno drammaticamente sempre più vuote.
*Sociologo e saggista
