teri volini
La necessità e l’urgenza della Pace come valore imprescindibile, l’importanza di una Cultura che faccia percepire ed imporre la Pace e la civile convivenza come valori primari dell’umanità, risulta sempre di estrema attualità, “grazie” ai mille di cui ogni giorno si ha notizia. Proprio nel mezzo dei tanti conflitti che non smettono di travagliare il mondo, è di buon auspicio la significativa intitolazione a Marija Gimbutas, attivatrice di pace, in assoluta anteprima nazionale nella nostra città.
Portare a compimento l’intitolazione, frutto di un personale lavoro pluriennale, ha significato aderire a un impegno preso con me stessa molti anni fa, compresa la realizzazione dell’ebook ipertestuale a lei riservato: ma ne valeva la pena, per onorare questa Donna insigne.

Nel giugno 2017 la presentazione ufficiale della proposta alle istituzioni, con un Convegno appositamente organizzato dal Centro d’Arte e Cultura Delta operante a Potenza, di cui sono responsabile, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale e quello della Consigliera di Parità della Regione Basilicata. Il Convegno, da me voluto fortemente, proponeva l’intitolazione di una strada, piazza o spazio verde una personalità internazionale, artefice di un dono incomparabile per l’intera comunità umana: la spinta verso la pace, di cui la prof.ssa Gimbutas è portabandiera, grazie alla sua rivoluzionaria scoperta, cui la grande archeologa dedicò l’intera vita: che è la pace e non la guerra ad essere iscritta nel DNA degli esseri umani.
I meriti di Gimbutas
Il più grande pregio dell’archeologa e ricercatrice di origine lituana dott.ssa Marija Gimbutas (Vilnius 1921, Los Angeles 1994), è di aver legittimato il passaggio dall’affermazione deleteria della guerra come “da sempre esistita”, a quella della pace come valore primario dell’umanità. In altre parole, la studiosa – che visse e insegnò in America dopo essere fuggita all’invasione nazista con la sua bambina su un braccio e la tesi di laurea nell’altro – ci ha offerto “su un piatto d’argento” le prove che nelle prime civiltà del mondo predominava il Valore della vita.
Un cambio di paradigma non da poco, visto che in seguito, per tutto il tempo “storico”, sarebbe prevalso l’ordine della guerra e della morte, il potere di “togliere la vita”, in un nefasto rovesciamento di valori, che avrebbe portato all’apprezzamento dell’uccisione, al vanto della morte inferta come supremo valore.
Gimbutas ci ha fornito le prove dell’esistenza di un’antichissima società civile “pre- istorica”, operosa, pacifica e creativa, fiorente per migliaia di anni; una cultura che “ trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali, né costruì fortini in luoghi inaccessibili – come avrebbero fatto i successori – neppure quando conobbe la metallurgia. Eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli in villaggi di modeste dimensioni e creò superbe ceramiche e sculture. Fu questo un periodo di notevole creatività e stabilità, un’età libera da conflitto”.
(Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi – 1989).
Con un immenso lavoro di ricerca – contemporaneo o successivo ai suoi ritrovamenti archeologici – Gimbutas ha “decriptato” i simboli, interpretandone il complesso e profondo significato; si è fatta “trasportatrice” e traduttrice di quel linguaggio segreto, permettendoci di conoscere i nostri antenati e le nostre ave più antiche, svelandoci il loro modo di vivere e pensare, i loro Valori: condivisione, creatività, ordine sociale pacifico, rispetto per il femminile e per la natura.
Ridefinire l’ordine dei valori
L’intitolazione a Maria Gimbutas in Basilicata rappresenta un atto di grande importanza per la nostra città, ed anche un punto di riferimento cardinale, culturale ed etico, poiché ridefinisce l’ordine dei valori su cui basare la nuova società: quella che vivamente auspichiamo e che ci tocca preparare alle future generazioni. In essa sono infatti riassunte le qualità fondanti del buon vivere, le uniche in grado di salvare il nostro mondo.
L’intitolazione verrà pubblicizzata a tutti i livelli, essendo significativa anche nel perverso perdurare del femminicidio e del femminilicidio, in quanto le prove dell’esistenza di un’ancestrale cultura pacifica, dove non solo era rispettata la donna in sé, ma il Principio stesso femminile e tutti i valori ad esso collegati, in primis la vita, rispondono con inconfutabile evidenza a tutti gli interrogativi sulle cause della violenza e sulle soluzioni alla stessa.
Il rigoroso supporto di un’origine pacifica della società, dovrebbe attivare il cambiamento; se ciò non avverrà, a livello personale e sociale, si continuerà a giustificare la violenza come “naturale”, dunque accettabile; per tutto il tempo storico non si è fatto che confermare tale folle principio: con le sue scoperte, Gimbutas non solo annulla tale affermazione, ma la rigetta come falsa credenza e riporta gli esseri umani alle loro dirette responsabilità.
link ebook ipertestuale illustrato, parte prima, in libera lettura: https://issuu.com/terivolini/docs/omaggio_a__gimbutas__parte_1a__rido!
