Il consigliere di Italia dei Valori ,Mario Polese, pone giustamente il tema della riapertura delle strutture sanitarie private , per tutte quelle prestazioni  in regime libero o convenzionato  che l’utenza richiede e che dopo due mesi di chiusura sono diventate impellenti.Tanto più  che le strutture pubbliche, ospedali  e ambulatori ,stentano a ripartire per paura di innescare una nuova situazione di crisi. Eppure è  proprio dal settore della sanità  che devono arrivare segnali di ritorno alla normalità attraverso  una riorganizzazione delle procedure per offrire servizi in totale sicurezza. Dato per scontato che per molti mesi ancora le visite in ospedali di parenti ed amici non potranno essere consentite, il problema prioritario riguarda la sicurezza del lavoro  sia di medici ed infermieri ,sia dei pazienti che di quel lavoro sono i fruitori. É  stato raggiunto questo livello di sicurezza? No, non ancora. Al San Carlo ogni paziente che deve ricoverarsi è  sottoposto al tampone,così  come il tampone è  stato fatto ai medici e agli operatori sanitari. Ma nei reparti si muovono  per cause diverse altre persone ed altri lavoratori. I lavoratori delle pulizie,per esempio, sono sottoposti al controllo  della temperatura corporea  ma non sono sottoposti alla prova tampone  per cui è  come mantenere una porta aperta al virus per tutte quelle persone che potrebbero  essere asintomatiche. Questo per dire  che non c’è  ancora un protocollo ferreo per preservare i luoghi della salute,che sono poi quelli dove la SALUTE è  in affanno, se solo si pensa  a reparti più  esposti  come oncologia,  geriatria, ematologia ,nefrologia  e via dicendo.  C’è  bisogno di allargare le maglie dell’utenza ,per un ritorno alla normalità  , e contemporaneanente di stringere le maglie della sicurezza,andando a rivedere i punti deboli