ANNA MARIA SCARNATO

Quando il web serve per pubblicizzare un’idea, un prodotto, un interesse culturale  a vantaggio  della collettività, del territorio, a veicolare la diversità di pensiero,  della storia che ha bisogno di emergere per dar valore ai territori, al nostro presente,  allora potrebbe costituire non solo un mezzo di manifestazione del proprio pensiero, delle proprie convinzioni in spazi più vasti di quelli propriamente familiari e lavorativi  quanto partecipazione al mondo sociale, culturale e politico. Quando non diventa un modo per scaricare le rabbie più profonde, le delusioni più scottanti e un lasciarsi andare alla  indecenza verbale che presto scade in offese umilianti, è bello incontrarsi idealmente e virtualmente in una comunità cittadina e in un’altra più ampia per raccontare il proprio territorio, le storie, gli stati d’animo, la politica che ne muove gli equlibri emotivi. E non è colpa del web se la fa da padrona e, a volte, si lascia prendere la mano o la voce per divenire grido che ha bisogno di essere udito e soddisfatto. L’ascolto, la parola  sono necessità nate in contemporanea con il primo vagito dell’uomo.

 Nell’aere della città di Bernalda, ormai, il web,  in questi giorni, è in fermento, spesso brace che scalda o brucia. La politica e la crisi amministrativa sono il mantice che alimenta il fuoco, lo sconcerto nella popolazione che sembrava carta assorbente e subente di un’attività amministrativa che, scialba, solo per un esempio, ha buttato fumo negli occhi  già dieci giorni prima delle consultazioni elettorali 2019, quando su C/o Umberto, si è lavorato notte e giorno per la realizzazione di ulteriori aiuole che il popolo doveva ammirare e, grato, considerare fattivo il governo che si riproponeva con altra coalizione civica ma con lo stesso denominatore, un sindaco da rivotare. Non è passato tanto tempo dalla riproposizione di siffatto governo che i cittadini si sono accorti del rallentamento di un’attività amministrativa comunale, per non dire di un’assenza, testimoniata da richieste di manutenzione del verde in altre aree della città  non eseguite. E i salici continuano a piangere riversi, sorretti a malapena da distorti tronchi le cui radici divellono il pavè reso ormai pericoloso in una piazza grande non praticabile in Largo Gianturco e che di sera in inverno è buia mentre i rami, che arrivano fin giù, agitati dal vento, gettano ombre spaventose per i passanti . Ora il popolo è ben sveglio, ripresosi da un “incanto” politico , è capace di comprendere la verità     e le promesse non mantenute, di esprimere nei crocchi sul corso principale, nei bar e sui social, i loro pareri e molti la cocente delusione. Il confronto, spesso aspro ma utile a capire le posizioni, occupa pagine web in mancanza soprattutto di una comunicazione del  sindaco Tataranno  ai cittadini necessaria , non a giustificare la scelta di campo politico che attiene, invero, alla sua persona, ma a progettare il governo del futuro della città.  E’ solo facebook il comunicatore di  scarni comunicati dei suoi alleati che nulla dicono e niente escludono. La voce di qualche assessore entra online per zittire chi vuol lasciare la sua opinione a riguardo e, in special modo, se spinge per le dimissioni del governo cittadino.  Il sindaco ha espresso la sua fede politica nella destra che pare l’accompagni da sempre e da sempre manifestata agli alleati ma fuori tempo ai cittadini. E’ chiaro che un cittadino, tanti di loro si chiedano la ragione che l’abbia spinto a fare un’alleanza con il PD nel 2019 e non con  Scelta Comune, lista civica ma palesemente di centrodestra. E ancora, come mai il PD abbia appoggiato un sindaco di destra e adesso potrebbe essere recalcitrante ad allargamenti della maggioranza ai consiglieri dell’attuale opposizione. Adesso che la situazione è abbastanza compromessa, rimettere le deleghe assessorili nelle mani del Sindaco non è prova di rinuncia alla poltrona ma equivoca e parte di un gioco che è meglio finisca qui. Ora non serve più parlare alla gente. Pitagora, i suoi insegnamenti, le sue ideologie filosofiche e politiche venivano comunicate a quanti desideravano ascoltarlo. Egli parlava nell’emiciclo  templare, ad una piazza  di 8000 persone. Ma non è riuscito a a quanto pare a tramandare i suoi insegnamenti se il sindaco di Bernalda e Metaponto  ha sempre preferito parlare  al suo “cerchio magico”  ma non al popolo. Sono, ormai, saltate le regole democratiche su cui si fonda il consenso espresso dai cittadini; ha perso la democrazia, la fiducia riposta in chi ha scelto un momento sbagliato per scelte personali ma che investono tutta la comunità che non riconosce più i valori di una fede politica sempre più avvezza alle mutazioni come un virus contagioso. E il PD?  Qui ha bisogno di recuperare credito presso la popolazione; di guardare a grandi distese da seminare e non a piccoli appezzamenti da coltivare; vite giovani da far maturare  per un direttivo da cambiare. Persone forti, non riflesso di ombre familiari che impediscono una crescita personale e civile, preoccupati solo di una loro sistemazione lavorativa più che del servizio alla comunità. Il PD deve smettere di viaggiare su due binari e scegliere alla fine quello più comodo e agevole per gli ormai pochi passeggeri. Pensare, invece, che di questo passo, il treno, l’opportunità di cambiare percorso non ha più tempo a disposizione. Lo scontro è già in atto nella nostra realtà e Bernalda e Metaponto guardano ad un futuro dove la politica crei lavoro per tutti, lontano sì da logiche di   ufficio di collocamento ma con l’opportunità di concorsi per i giovani che non devono rimanere delusi da scelte discrezionali e “trovate magiche”. Si torni al popolo a chiedere nuovo consenso illuminato  da un quadro politico diverso e più chiaro. La scelta di tornare a casa permetterà di trovare nuove composizioni per ideologie compatibili  da parte  dei partiti e maturare nuovi progetti che prendano distanze da un civismo fallimentare che parte bianco e diventa nero. Un sindaco, tra l’altro bravo medico, non perde un impiego se l’amministrazione si ritira. Al nostro paese si dice “ se si chiude una porta, si apre un portone”. Chissà se per lui varrà questo detto. Ma ormai ci penserà la Lega a costruirgli un altro futuro, forse da subito, con un incarico che gli potrebbe permettere di approcciarsi ad una comunità lucana più vasta che lo potrebbe votare nella   sfida elettorale prossima e fare approdare al Parlamento. E ricorda, popolo, che il  tutto” per servire il territorio”. E la libertà di  credere o meno nessuno ve la potrà togliere.