di Barbara Lombardi*

La settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare alla mobilità in Turchia inserita nel Programma Erasmus Plus SAVE, di cui l’IIS Bernalda-Ferrandina, diretto dal prof. Giosué Ferruzzi, è partner.
Un viaggio in Turchia all’indomani del terribile terremoto che ha distrutto monumenti e raso al suolo interi villaggi e città, sconquassando un popolo già tanto provato, con la terra che continua a tremare, non può che essere un’esperienza di forte impatto.
Nel corso di queste intense giornate abbiamo avuto modo di incontrare, insieme agli studenti e ai docenti di Polonia, Grecia e Portogallo, il Dirigente della scuola che ci ha ospitato, il Sindaco, il Governatore e il Ministro dell’Istruzione del distretto di Akhisar. Tutti hanno rivolto parole di riconoscenza ai Paesi delle delegazioni presenti per gli aiuti inviati alle popolazioni colpite dal terremoto. In segno di rispetto per le vittime, la scuola ha annullato la cerimonia di benvenuto per i partners del progetto, che generalmente prevede musiche e danze folkloristiche, sostituita da un commosso minuto di silenzio dedicato a chi ha perso la vita, la famiglia, la casa, la serenità.
Una tragedia che ha segnato, ancora una volta, la storia antichissima del territorio turco, su cui si sono avvicendate genti che hanno gettato il seme della civiltà: hittiti, persiani, greci, macedoni, romani e bizantini, fino allo sconfinato impero ottomano, crollato solo nel secolo scorso con l’avvento della Repubblica. Questa cospicua stratigrafia culturale si respira negli splendidi siti archeologici che abbiamo avuto la fortuna di visitare. Da Akhisar a Pergamo, da Pamukkale, ad Efeso, ogni singola pietra evoca le pergamene che riempivano le ricche biblioteche, i culti degli dei, gli eroi, i sultani, i palazzi sfarzosi e i teatri immensi. Tanti di questi arcaici rituali, come si percepisce dai sapori, dai profumi, dai colori, permangono nelle usanze del popolo turco, che li ha preservati, nonostante i conflitti drammatici e i periodi di miseria e dittatura. Dopo il governo del primo Presidente Atatürk, ancora oggi venerato dal popolo per il suo sforzo di occidentalizzare i costumi, la Turchia è sempre stata percorsa da forti tensioni causate soprattutto dall’indipendentismo curdo, dal conflitto con la Grecia e dal fondamentalismo islamico, che hanno favorito a più riprese la formazione di governi militari. Nell’ultimo periodo si sono acuite le tendenze islamizzanti che generano significativi risvolti sul piano sociale, culturale e politico. La Turchia accoglie sulle sue terre numerose religioni, ma la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana. Cinque volte al giorno il richiamo alla preghiera giunge dalle valli, dalle alture, dalle vie: la vita si ferma, le moschee si popolano, non esiste nient’altro che non sia devozione. Sappiamo quanto la religione musulmana sia totalizzante e talvolta limitante, ma un buon viaggiatore deve essere in grado, in primis, di rispettare le tradizioni della terra che lo ospita. È anche questo il senso del viaggio, abbiamo il dovere di insegnarlo ai nostri studenti: l’integrazione, la convivenza e la tolleranza sono valori da adottare in ogni situazione della nostra vita quotidiana. Per quante diversità possano essere rilevate, la Scuola lavora per far scoprire come le civiltà siano interconnesse attraverso la loro storia. Ed è la Scuola stessa che impara a trattare le diversità al suo interno in una visione di complementarietà solidale.
E allora ben vengano tanti “S.A.V.E.” affinché si possa sì salvare il valore antico dell’Europa, ma anche aiutare, soccorrere e dare amore a tutti i popoli che hanno bisogno di vicinanza e solidarietà. Se il terremoto ha spaccato il confine tra Antiochia e Siria, mi piace pensare che noi fossimo lì ad unire i popoli e, perché no, a provare, calcando quella terra, lo stesso dolore che abbiamo letto negli occhi di ogni persona che abbiamo incontrato.

*Docente di lettere IIS Bernalda-Ferrandina