E’ primavera, almeno sul calendario. L’aria è tiepida e noi potentini la percepiamo con sospetto, perchè 16 gradi a fine marzo non sono credibili, la primavera qui arriva a fine maggio, lo sanno tutti. Del resto ho ancora molto netto il ricordo di un mio compleanno (sono nata ad aprile) festeggiato con mezzo metro di neve e gli ospiti della festicciola che avevo organizzato arrivare con i doposci e le slitte tirate dalle renne.

Ad ogni modo, l’aria tiepida che a dispetto delle nostre ubbìe ci alita sulla faccia ci fa venire voglia di uscire dal letargo e rimetterci in forma. Ho amiche che si nutrono anche in pieno inverno di frullati di sedano e gambi di quadrifoglio, e per loro non cambia nulla. Io no. Io devo pronunciare l’orrida parola – DIETA – e farmene una ragione. Ho saputo da altre amiche, desedanizzate come me, di una dieta che accelera il metabolismo e pare funzioni. Ne abbiamo provate tante – e posso dirvi per esperienza che alla fine TUTTE si traducono nel magico brocardo “magna de meno / sfiancati in palestra” – proviamo pure questa. Mi viene passato il libro con tutte le spiegazioni.

Il primo intoppo è che questi libri sono scritti sempre da signore di un altro emisfero, o comunque di un’altra cultura alimentare. Nell’elenco degli alimenti consentiti, che sta alla fine del libro ma lo sbircio prima, giusto per capire di che morte devo morire, ci sono cose strane tipo l’halibut, il burro di mandorle (??), fiocchi d’avena, daikon, eglefino. Sì, magari in un’altra vita. Apprendo con sincero dolore che fra le cose SEVERAMENTE PROIBITE ci sono la soia (vabbè, chi se ne frega), il mais (idem), il formaggio (ahia, ma lo capisco), il LATTE (ma perchè, dio dei magri, perchè?), e il CAFFE (???)’. Di fronte alla proibizione dell’amato magrissimo amaro caffè italico, da sostituire con tisane (bleahh) la mia volontà vacilla. Ma questa dieta va seguita per sole 4 settimane, penso che ho resistito a ben altro, e mi metto in marcia.

Giorno uno e giorno due: cereali, frutta, verdura. Il che significa abbandonare la mia amata colazione di sempre – latte, caffè, biscotti, tre cose proibite su tre – e fare colazione con una fetta di pane di segale e frutta fresca. Che se sei Cip o Ciop può andare anche bene. Altro imperativo tassativo: fare colazione entro mezz’ora dal risveglio. Con i miei sonni incerti il calcolo diventa subito un problema: e se mi sveglio alle 4 del mattino? è considerato risveglio? e se mi riaddormento? scelgo una via mediana e faccio colazione ad un’ora ragionevole dall’ULTIMO risveglio. Per farvi capire la disperazione, ho messo il pane e la frutta sul comodino, affianco alla sveglia. A pranzo, scartando cereali improbabili, punto sul riso integrale, una via di mezzo fra il polistirolo per imballaggio e il becchime degli uccellini in gabbia, anche dopo prolungate cotture. Nello stomaco fa l’effetto spugna, si gonfia e almeno il problema della fame è risolto. Altra prescrizione: bere acqua, tanta acqua. TROPPA acqua. Fa benissimo, eh, per carità, ma provoca uno spiacevole effetto collaterale: devo stare nel raggio di 5 metri da un bagno agibile, da usare con umiliante frequenza, se no mi esce dalle orecchie come a Tom & Jerry. Movimento: aerobico. Mi sfianco sul tapis roulant come sempre, ma almeno ritrovo una routine rassicurante.

Giorno tre e giorno quattro: solo proteine e verdure. Bresaola e rucola a colazione dovrebbero essere pribite da una qualche convenzione internazionale, e sono un affronto alle mie origini mediterranee, ma le mangio lo stesso, invocando i miei avi svevi e normanni. Come nei primi due giorni, sono previsti pasti ogni 3-4 ore, e quindi uno spuntino a metà mattina e uno a metà pomeriggio. E’ così che mi ritrovo ad aprire un contenitore per alimenti contenente finocchi a fette e arrosto di tacchino mentre sono seduta in riunione con i membri di una prestigiosa Fondazione che discute di destini della nazione. Tutti mi guardano, io balbetto due parole di scuse, offro in giro fette di finocchio e mangiucchio in un angolo cercando di di non fare rumore. Movimento: potenziamento muscolare, esercizi con i pesi. A casa? Uso due bottiglie d’acqua minerale e pesco un tutorial molto carino su Youtube. Il giorno dopo non posso muovermi senza rantolare, ma va bene così.

Giorno cinque, giorno sei e giorno sette: proteine vegetali ed animali, verdura, frutta poco zuccherina, moderata quantità di cereali, grassi “buoni”. Ahhhh che meraviglia. A colazione mi sparo pane di segale, salmone affumicato, pomodori e fragole, zio Svenn e nonno Frederich dal Walhalla saranno fieri di me. Gli spuntini sono a base di frutta secca (grasso “buono”): rompo minuziosamente 5 noci, metto il tutto in una terrina e passo i venti minuti successivi a cercare i gherigli in mezzo alle cocce, dicendo a me stessa non “sei un’diota“, come dovrei, ma “è per perdere tempo e non mangiare tutto subito“. Stasera mi aspetta la zuppa di lenticchie, la prima cosa vagamente normale da 5 giorni a questa parte. Movimento: rilassante, yoga, massaggi. Mi concedo 35 minuti di meditazione zen, al buio, occhi chiusi, uccellini e rumore di acqua che scorre, una candela accesa. Visualizzo l’acqua che scorrendo porta via scorie e tossine verso un tombino. Sorrido. Non mi sono ancora pesata, ma la primavera, sì, la primavera è davvero arrivata.