Se il buon giorno si vede dal mattino, la corsa verso Novembre del centrosinistra si preannuncia tutt’altro che vincente, perché manca la consapevolezza della situazione e mancano soprattutto le regole per fare squadra. Tutti sparano la loro ricetta per scalare la montagna, che poi non è una ricetta ma una specie di bugiardino pieno di indicazioni e controindicazioni, e tutti si autoassolvono da quello che è successo, dimenticando rimborsopoli, il petrolio, la politica del cemento , la spinta agli inceneritori, e via dicendo. Passata la paura della tempesta, molta parte della dirigenza di centrosinistra si è messo un Kwai impermeabilizzante e si lascia scorrere tutto addosso, continuando come se niente fosse successo. Insomma la disinvoltura non manca, l’irresponsabilità neppure. E già si favoleggia di dieci liste, pensando che la gente sia lì pronta a dare una mano al cocchiere, dimenticando che c’è una folla che quel carro pensa di distruggerlo definitivamente, senza neanche portarsi i pezzi a casa, come si fa in certe feste religiose. E , se messaggi arrivano, sono messaggi di segno opposto, che invitano non a salire ma a scendere per chi ancora si ostina a stare ordinato e composto nella coalizione sperando in un cambio di direzione. Ci si organizza,invece, pigliando verdi e secchi, come si dice nelle nostre contrade, dimenticando che non è il numero di leaders che conta ma quelli che questi hanno o non hanno dietro, perché, alcuni di loro, se solo si girassero , si accorgerebbero di essere rimasti soli. Però ci si vede incoraggiandosi a vicenda in modo da andare a casa e dormire tranquilli per un’altra notte. Ma che segnali dovrebbero dare queste persone? Innanzitutto che non si sparano l’un l’altro, delegittimandosi a vicenda, ma che parlino di ricette solo quando si trovano nella cucina dei partiti e non sulle pagine di giornali: Pittella deve lasciare il posto ad un altro? Si, ditelo nelle riunioni , senza mandare messaggi attraverso i media: battute, sarcasmo, cose criptiche, servono solo a far capire alla gente che nulla è cambiato e che questo spettacolino lo vedremo fino a Novembre. E sono manna dal cielo per quei movimenti che il programma l’hanno scritto in una sola pagina,con una sola frase: stiamo arrivando!. Che poi, una volta arrivati facciano rimpiangere i vecchi , questo è tutto un altro discorso. Perché dico questo? Perché noto una incapacità di reazione, uno stordimento generale come chi esce frastornato da cinque riprese micidiali e non sa muoversi con agilità, ha perso l’inventiva,e aspetta il gong senza pensare a quello che verrà, insensibile anche alle mazzate che si preannunciano. Il problema è proprio questo: senza messaggi forti ed esempi chiari che si vuole cambiare, senza persone nuove e credibili, senza il coraggio di metetre avanti quei giovani Sindaci e quei responsabili di Associazioni che si muovono come dannati per fare le cose, senza un forte, rigoroso ricambio del personale politico, non si va da nessuna parte. E da nessuna parte si può andare senza una forte, pubblica e coraggiosa autocritica di quello che di sbagliato si è fatto sulle cose e una altrettanto forte, pubblica rivendicazione di quello che di buono si è fatto. Perché la gente si scorda di dieci cose fatte bene e si ricorda di quella ,magari unica, fatta male. Non casa per casa, ma piazza per piazza, su un ring aperto al confronto con tutti i cittadini. Non nel senso di fare le passerelle oratorie, ma di sentire in silenzio quello che la gente vuole si faccia. Uno solo alla fine che raccoglie tutto e si impegna per tutti. Giuseppe Digilio