Per quei pochissimi che ancora non lo sapessero, quest’anno il Capodanno di RaiUno in diretta nazionale viene trasmesso dalla mia città. Il miracolo è frutto di un accordo fra Regione Basilicata e RAI: dietro modico compenso, la Rai trasmetterà dalla Basilicata “L’anno che verrà”, fino al 2019. L’anno scorso è toccato a Matera, poi nel 2017 verranno Venosa (la patria di Orazio), nel 2018 Maratea e di nuovo Matera, Capitale Europea della Cultura, a chiusura del fatidico 2019.
Ma il passaggio dal 2016 al 2017 si gioca a casa mia. E allora, ne approfitto per farvi conoscere una città sconosciuta ai più. Per prima cosa, da qualche giorno potete arrivarci in treno da Milano (Bologna, Firenze, Roma, Napoli) senza mai cambiare, con un comodo FrecciaRossa 1000. Quando arrivate alla stazione, non cercate taxi: non ce ne sono. O meglio, ce ne sono tre (di numero) prenotabili via telefono. Ho io i numeri. In alternativa, potete prendere le scale mobili che partono dal piazzale della stazione.
Ecco, le scale mobili: croce e delizia della mia città tutta deliziosamente in salita, dolcemente tortuosa ed avvitata intorno al fianco della montagna. I navigatori? buttateli, non vi porteranno a destinazione. Ci siamo nascosti bene dagli invasori per oltre 1.000 anni, continuiamo, volendo, a non farci trovare. Ci riuscirono bene solo gli aerei alleati (bella forza, dall’alto) che bombardarono duramente la città nei giorni successivi all’otto settembre del 1943, distruggendone gran parte. “Le bombe a guerra finita”, si dissero amaramente gli increduli onesti potentini, raccogliendo macerie. Poi, nel 1980, ci ha pensato un terremoto di magnitudo 6.9 della scala Richter, a provare a farci crollare e ridurci in macerie. Ma le città, ho imparato, sono fatte di hardware e software, cioè di monumenti (case, palazzi) da una parte e di spirito della cittadinanza, sapere locale dall’altro. E quello non è crollato: piccoli indomiti montanari, ci abbiamo messo un sacco di tempo ma la città l’abbiamo ricostruita più bella e sicura di prima. E adesso abbiamo cose da insegnare, ai nostri connazionali come noi duramente colpiti da catastrofi naturali. Possiamo capire come si sentono, nudi ed indifesi, e provare a raccontare loro che – piano piano, come il passo dei muli in montagna – se ne esce.
Bella? Ho detto bella? Sì, la mia città è bellissima. Non ascoltate i detrattori, che dicono che è cementificata, sgraziata, infelice. Il centro storico è curato e pulito (quasi sempre), e nessuna periferia è così brutta da non potersi rintracciare in essa lo spirito dei suoi cittadini, e poterla guardare con occhi nuovi. Lo abbiamo imparato al TEDxPotenza, lo stiamo imparando col progetto Sulla Nave, in corso di realizzazione nel più sgraziato e impattante quartiere della città, quel Serpentone così brutal da essere studiato nelle facoltà di Architettura di
Le scale mobili, dicevo. Ce ne sono 4, tutte convergenti verso punti diversi del centro. In pratica da quasi ogni punto della città potete arrivare a prenderne una, ed arrivare nella via dello shopping. Occhio, da qualche giorno si paga il biglietto, munitevi di spiccioli. Alcune rampe sono di servizio, altre sono monumentali, e moderne, e si sono meritate il titolo di “scale mobili più lunghe d’Europa” e seconde nel mondo solo a quelle di Tokyo.
Insomma, se verrete a Potenza promettiamo di non farvi annoiare, di accogliervi col nostro miglior sorriso, e salutarvi con dispiacere quando andrete via.
Prima del Capodanno, ma anche dopo.
Siamo gente ospitale, e per bene: venite a Potenza!
