antonio molfese
Il percorso all’andata era di 15 minuti, non così al ritorno, dal momento che con circa 13 litri di acqua nel barile ed un altro recipiente nelle mani,la donna impiegava quasi un ora. Il pagamento era rappresentato da 10 centesimi a viaggio ed in più da un pasto a mezzogiorno.La fontana del petto era la più vicina al paese,e tutti vi si approvvigionavano, per cui, specie al mattino, si creava confusione per la “vecita”, ossia il turno di prelevamento dell’acqua. Era consuetudine che coloro che notoriamente esplicavano questo mestiere per vivere non dovessero rispettarla, ma, appena giunti sul posto, potevano riempire il loro recipiente.
”U Varilare”era un utensile in legno generalmente posto all’ingresso della cucina, dove si appoggiavano barili (3 – 4 di acqua) necessari alla famiglia per bere, per la cucina e per le pulizie di casa.” A Galetta” era un recipiente in legno con manico, a tronco di cono, utilizzato a tavola per attingere acqua e bere, molto simile al bicchiere, e non soggetto a rotture, anche in caso di caduta.Era un utensile molto in uso quando il vetro era un lusso per ricchi.Per tenere l’acqua in fresco si usavano A RIZZOLA ,un recipiente in creta a bocca larga e un manico per tenere alla finestra l’acqua e rinfrescarla; A GUMMULE, recipiente in creta cotta di forme e grandezza variabili con due manici e un collo lungo stretto ma costruito di particolare foggia; serviva e serve per conservare anche in campagna acqua da bere sempre fresca.La porosità dell’argilla fa in modo che la superficie del recipiente è sempre umido, per cui, evaporando l’acqua,si mantiene bassa la temperatura.Dopo un certo numero di anni se non si rompeva veniva sostituita, in quanto il calcio contenuto nell’acqua, ostruiva permanentemente i pori della creta e quindi la porosità. (G.N.MOLFESE.ESPRESSIONI DIALETTALI,MODI DI DIRE,DETTI SANTARCANGIOLESI CENTRO STUDI SULLA POPOLAZIONE TORRE MOLFESE S.ARCANGELO(PZ)).
Dopo la morte del marito di Lucia e la nascita di un figlio, Salvatore, ottima persona morta prematuramente,il lavoro di portatrice d’acqua aumentò fino a quando, con l’avvento delle prime fontane pubbliche nel paese, anche questo mestiere scomparve.La tragica morte del marito di Lucia avvenne per motivi di povertà, legata al fatto che una alimentazione povera di grassi, specie di olio di oliva, procurava nelle persone una stitichezza molto marcata, per cui pare che, mentre era a defecare in un anfratto vicino casa ,data la mancanza di gabinetti nelle case,a causa di uno sforzo eccessivo venne colpito da un capogiro che lo fece precipitare nel burrone e per le ferite riportate morì.
Lo scrivente ha voluto ricordare Lucia”la portatriced’acqua” dedicandogli un ricordo duraturo. Ha fatto costruire una statua di pietra di Noto che ha donato al comune di S:Arcangelo e che è stata posta sulla strada Appenino Meridionale all’intersezione della strada per Senise.E’ ben visibile appena si entra nelle prime case del paese.
Antonio Molfese torremolfese.altervista.org
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