Domenico Friolo

PREFAZIONE
per la poesia che segue.

Ho scritto tanto sul mio paese in modo poetico o narrando persone, curiosità, costume, particolarità.
Ho elogiato col cuore questo luogo, il buono racchiuso nelle sue vie, nelle genti e rappresentato da sacrifici perenni fatti dai suoi umili, ma tenaci abitanti.

Dei tanti laureati, affermatisi con merito, purtroppo in altri luoghi del mondo,
come è stato alla stessa stregua di semplici lavoratori, che da luoghi lontani
guadagnavano il necessario per sostenere la famiglia.

Ma anche taluni, per fortuna pochi, che hanno sfruttato questa realtà per realizzare profitti, a volte sfociando in illeciti ben celati oppure sfacciatamente commessi in sicurezza di farla franca.

La gente subiva ed a volte non potendo più sopportare, cercava tranquillità altrove per non subire o per non reagire. Tante cose di borgata narrate, dai personaggi comuni a personaggi titolati e vissuti in rettitudine e altri che hanno creato il loro benessere o i loro averi in modo rocambolesco o con sudore della propria fronte o in modo poco onesto.

Potrei scrivere di violenti e di pacati, di speranze frantumate, di gente altruista che ha fatto del bene in silenzio caritevole. Per chi, nessuno ha tessuto un elogio a queste meritevoli persone del borgo.
Non ho dimenticato di persone umili, gente a cui serviva ricevere un ordine, una direttiva data da altri, in quanto per sconosciuta ragione di indole passiva,
soggetta a seguire, ad obbedire è mai da se stessi portati ad essere attivi e propositivi.
Poi personaggi boriosi, ubriaconi, furbi o poco intelligenti e di contro artisti
a volte beffegiati in loco, ma tanto virtuosi.
Un discorso a parte e più affettuoso, meritano le donne che da sempre, hanno avuto ruoli primari ma sacrificatesi, sia da sposate che da nubili, per il bene comune.

Le donne: il miglior pulpito del paese, era rappresentato da queste meravigliose
creature senza tempo e sempre presenti. Tutt’ora ci sono esempi di donne con pregi a dir poco favolosi: discrete, grandi lavoratrici, sempre pronte a buttarsi nella mischia, a tutelare i loro cari; donne che sanno amare senza infingimenti, che sanno sostenere tutta la famiglia ed ergersi ed essere per i loro cari un baluardo di difesa ed un approdo concreto.

Non intendo solo gli ultimi recenti anni, ma sempre come tra guerre e carestie
Un elogio che le tutte donne meritano davvero. Donne devote, esempi di sante amorevolie misericordiose senza essere Madonne.

Intanto, nel presente, abbiamo tutti un dovere collettivo che ci chiama in causa per approdare oltre il nuovo intrigo del Corona virus conosciuto come Covid19, ebbene, non facciamo mancare un arco di concordia che congiunga tutti noi lucani a superare nuovi problemi che il virus propone, che secondo me, non finiranno col terminare insieme al problema sanitario.
Per questo do voce con questa prefazione seguita da questa mia poesia.

UN APPRODO PER I NOSTRI FIGLI.
di Domenico Friolo.

Si deve costruire un ponte
che vada oltre la pietra cupa
e senza esitazione lanciarsi
sull’opposta sponda di luce.

Senza un fare ambizioso
che badi solo al personale,
ma al bene comune sociale
che migliori la vita di tutti.

Basta col farsi depredare
quel buono che il Signore
con sua infinita misericordia
ha adagiato nelle nostre lande.

È giusto che le nostre mani impastino
del pane per porre un futuro migliore
dove i nostri figli siano sempre saziati
e non debbano cercare pane altrove.

Non sono incantatore di genti
ma sò, che se non si alimenta
il focolare è vano attenderne calore,
per questo sbrigliamo il nostro senno.

Ridestiamo il nostro cuore con energia
applichiamo il nostro nerbo alla vita
badiamo ai nostri amati germogli
evitiamo il rimpianto di una vita vana.

Evitiamo di essere dissolti dalla realtà
di questi tempi di nostra evanescenza
trasformandola dentro di noi in fuoco di forgia
per distruggere la già colma misura del male.